venerdì, settembre 19, 2014

Ricominciare dallo stare


Come stai? Mi sento chiedere spesso, da amiche, parenti, dalle persone che mi vogliono bene. Come sto? Meglio di un mese fa, certamente. Oggi, un mese fa, ero all'ospedale. Accadeva quello che mai avrei voluto accadesse.
E' passato un mese, ma a me sembra sia passato un anno, un secolo. Ho ancor un senso di irrealtà che i pervade, quando penso ma davvero ero incinta? Davvero?
Mi sembra assurdo, a volte. Eppure, nonostante lo sconforto, lo scoramento, la rabbia...sto meglio.
Addirittura, oserei dire, sto meglio di prima, prima di rimanere incinta.

Non so che cosa sia di preciso: forse la certezza di poter avere figli, oppure il senso di completezza, di tranquillità, che finalmente ho raggiunto per quello che concerne il discorso gravidanza.

Per la prima volta nella mia vita, mi sento donna. Mi sento completa. Mi sento potente, inteso nel senso letterale, ricca di possibilità. Non ho più quell'ansia che mi divorava, prima.
So che posso. E che accadrà al momento giusto.
Non voglio forzare questo momento. Voglio avere tutto il tempo, prendermi tutto il tempo possibile.  Darmi tempo, dare tempo alle cose. Anche se sarà un tempo più lungo, va bene. Va bene così.

Per adesso, concentro le mie energie sullo Stare. Vivere il momento presente. Quanto è difficile, per me! Da brava figlia di Urano, penso sempre al futuro. Pontifico, mi organizzo, cerco di controllare tutto. Senza godermi mai, MAI, il momento presente.
Voglio spostare tutta la mia attenzione e concentrazione solo sul momento presente.
Godermi le piccole cose, e anche quelle grandi.

Questo mese mi ha portato anche un lavoro. Ricomincerò a mescolare tisane, consigliare erbe buone, far sperimentare cosmetici naturali. Da martedì tornerò in erboristeria. E' un periodo di prova, spero poi che la cosa vada avanti. Sono davvero, davvero contenta. Dopo questo periodo difficile, un pochino di stabilità economica mi serviva: e cosa ci può essere di meglio, se non tornare in erboristeria!

Devo dire che il lavoro è arrivato dopo una grande concentrazione di energia proprio sulla ricerca di questo; e oltre all'erboristeria, ho le mie alunne estetiste, alle quali insegno Cosmetologia applicata. Ho fatto una sola lezione con loro, per adesso, ma sono già innamorata di questo lavoro.

Ho ripreso in mano il mio uncinetto, che avevo abbandonato da mesi. Non so, durante la gravidanza ero stanca, stanchissima, e anche solo prendere in mano l'uncinetto mi sembrava un'impresa impossibile.
Sono ripartita da un cappello lasciato a metà, un cappello blu e verdolino, per mia sorella.
Madda, te lo ricordi che me lo avevi chiesto mesi e mesi fa? Ecco, è quasi finito!

E finalmente, proprio oggi pomeriggio, ho rinfrescato la Pasta Madre. Da domani si ricomincia a fare il pane. Anche quella, in questi ultimi mesi, con tutto quello che è accaduto, era morta.
Grazie alla mia Silvia, adesso ho di nuovo una pasta madre. Pasta Madre di una sorella, quindi potente e magica. Buona.

Si va avanti quindi, piano piano, ma con forza. Come il pane quando lievita. :)


“Growth is not a steady, forward, upward progression. It is indeed a switchback trail: three steps forward, two back, one around the bushes, and a few simply standing, before another forward leap.”

La crescita non è un percorso lineare, costante, sempre in avanti. Infatti è come un sentiero a tornanti: tre passi avanti, due indietro, uno intorno ai cespugli, e per alcuni passi semplicemente stare fermi, prima del salto in avanti

-Dorothy Corkille Briggs


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lunedì, settembre 08, 2014

Un luogo che guarisce


Vicino a CasaEdera, così vicino che ci andiamo a piedi, portando i nostri cani ben felici di scorrazzare liberi nel bosco, c'è un luogo particolare e magico. Ne ho già parlato, citandolo a volte nei miei post passati.

Qui sul Poggio tutti lo chiamano dall'Eremita; il luogo prende il nome dal vecchio che ha sempre vissuto lì. Quando ero piccola, l'Eremita era ancora vivo. I miei amici mi raccontavano che le loro mamme, magari per una febbre o un'orticaria improvvisa, li portavamo da lui perchè era un guaritore. Ed oltre allo sciroppo per la tosse ed alla tachipirina, una visitina dall'Eremita ed un suo consiglio erano molto, molto preziosi.

Di lui si dice che conosceva il linguaggio delle piante, che curava con le erbe, e che sentiva in anticipo i terremoti. Girava di casa in casa per avvertire che un terremoto stava arrivando, di mettersi al riparo.
E che andava a Messa a piedi, ogni domenica, passando dai boschi ed arrivando fino a Momigno.

Non mi ricordo se, quando ero bambina, io l'abbia visto o meno. Mi sembra di ricordare un anziano signore, dai capelli bianchi, magro e con gli occhi vividi e pungenti come hanno tutti qui in montagna.

Fatto sta che poi è morto, ed è rimasta la sua casa, in una piccola radura in mezzo al bosco. I suoi nipoti coltivano ancora i campi davanti a casa sua, soprattutto con patate. Un anno però mi sono ritrovata in mezzo ad un campo di girasoli; forse era un esperimento di coltivazione, oppure un saluto solare all'Eremita, che la sua terra gli riservava.

La casa sta crollando; ha la porta per metà aperta, ed è possibile affacciarsi dentro. Si vedono delle scale ripide, e sopra una stanza inondata di sole, con una vecchia sedia appoggiata da una parte. Come se fosse stata messa lì per sedersi e godersi i raggi del sole mattutino.

Davanti alla casa fioriscono rigogliose molte piante officinali: Camomilla, Bardana, Cardo Mariano, Verbena, Iperico, Achillea, Menta...
Immagino che queste piante siano state portate lì da lui; e che il Cardo Mariano e la Bardana siano state messe in punti strategici, a protezione di quel luogo magico.

Accanto alla casa c'è un piccolo boschetto di faggi. Entrare lì dentro è come entrare in un tempio: tutto si fa rarefatto e nitido allo stesso tempo. I minuti scorrono più lenti. I pensieri si sciolgono come una zolletta di zucchero nel tè caldo. Ti ritrovi immerso in una luce verde, una luce amica, riempita di pace.
Puoi continuare a camminare e dopo pochi passi, lungo un sentiero costellato di Achillea e Violette in fiore, ri ritrovi davanti alla casa del'Eremita.

Io mi siedo lì davanti, e semplicemente sto. E sento una voce buona, una voce silenziosa, che non parla ma sa cosa dire. Sento che qualcuno, qualcosa lì mi cura. Ci cura.
Non si può spiegare ma solo sentire.
Quel posto è permeato da una luce sacra, da una sapienza antica.

E' come se dicesse che tutto passa e ciò che vogliamo ritorna. Che ciò che guarisce è anche ciò che ci insegna a lasciare andare.

Ieri, mentre eravamo lì, con i nostri cani che correvano tra i fiori, c'è stato un piccolo terremoto nelle vicinanze.
Lo voglio prendere come un saluto dell'Eremita, un suo modo per esserci vicini, per guarire le nostre anime.


Bardana, grandissima e vellutata


il boschetto di Faggi


Preziosi doni


Verbena, piccola e forte



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lunedì, settembre 01, 2014

Ripartendo (un passo dopo l'altro)


Cerchiamo di ripartire. Da cosa? Mi chiedo nelle mie giornate, fortunatamente costellate dalle tante persone che mi vogliono bene, che mi amano, che non mi lasciano mai sola.
Da dove? E soprattutto, come posso fare? Come posso superare questo dolore, pensare che fino a poco tempo fa il mo ventre custodiva una vita, un seme potente, e adesso non più.

Sono molti i pensieri che mi fanno compagnia. Ho capito che non devo scacciare quelli più brutti, ma accoglierli e poi lasciarli andare. Alla loro seconda visita, sono meno spaventosi, diventano conosciuti, come vicini di casa brontoloni.

Attingo alla mia memoria vissuta, come se fosse un pozzo magico. E tra lacrime e gioie, trovo consigli preziosi come stelle. Mi sono ricordata di un momento particolare della mia vita.
Mia mamma era morta da poco. Io avevo appena vent'anni, e volevo entrare alla Scuola di Teatro di Bologna. A quelle selezioni eravamo in trecento, e i posti erano solo 15.
Io ho sempre pensato, fermamente, che sarei entrata. Che mi avrebbero preso. Che avrei studiato in quella Scuola.
Mai, nemmeno per un minuto, ho temuto di non farcela. Ho sempre, sempre pensato positivo. Ho sempre visto la cosa come se fosse già avvenuta.

E mi hanno presa. Sicuramente non sarà stato (solo) per il pensiero positivo, ma chissà.
E quindi, pensavo, così devo avvicinarmi al futuro.
Con piena fiducia. Che si, presto sarò di nuovo incinta E strinerò il mio piccino tra le bracia.
Fermamente sicura che questa cosa accadrà. Che il mio corpo è un nido, che già si sta preparando per accogliere una nuova vita.

Mai pensare il contrario. Avere fiducia nel futuro, pensare che le cose andranno bene, vanno bene, stanno già andando così.


Sentiero nel bosco 


Intanto, piccole cose e momenti leggeri accompagnano e sostengono le nostre lacrime. Una passeggiata al fiume, quel fiume che ho sempre visitato, sin da piccola, con il ponte di Castruccio da attraversare. Uno spazio magico, dove ho passato momenti bellissimi, sin da piccina. Alcuni davvero fatati, con la mia amica e sorella Ciù, sotto il ponte, guardando i riflessi dell'acqua nei nostri occhi, insieme alle chiacchiere e all'amicizia che ci lega da così tanti anni.



La Lima

Abbiamo camminato per trovare pace, per abbandonare i pensieri appesi ai rami dei castagni. E nei raggi del sole filtrati dalle foglie ancora verdi, o lungo i sentieri costellati di erica e cicoria violetta, ci siamo riusciti.
Come l'altra mattina, nel nostro posto, nel bosco dietro CasaEdera, alla casa dell'eremita. Una casa ormai abbandonata, ma che è stata abitata da un guaritore, da una persona speciale, che sentiva in anticipo i terremoti, e andava alla Messa fino a Momigno a piedi.
E' come se lui fosse ancor lì; le piante che aveva forse seminato lui si rinnovano ogni anno. E noi ci mettiamo in ascolto, tra la Bardana fiorita e la Camomilla, sdraiati tra l'Achillea e il Timo, e siamo ripagati da una sensazione di armonia, di tranquillità.

E' quel posto, forse. E' la magia delle piante, della natura, del tutto che ci pervade.


Bardana officinalis

Quando rimango da sola ascolto moltissimo i canti Bajan. Nina Hagen canta per me, con me. Jai Mata Kali Jai Mata Durge. Che fossi una figlia di Kali, mi è stato detto in sogno, tanto tempo fa. Forse la mia gioia, a volt, passa attraverso una distruzione.

Mi concentro sulle piccole cose. Una farfalla violetta, i fagioli appena sgranati, il profumo di menta mescolato a quello di incenso che proviene da casa. Ho ridipinto la nostra stanza da letto, color ciclamino. La sera ci addormentiamo come dentro ai petali di un fiore.

Il tempo passa, il tempo lenisce.



domenica, agosto 24, 2014

piano piano


Il dolore si presenta come una quarta di copertina. È lì, sommesso. In poche righe riassume tutto.
Quando apri un libro, la quarta di copertina ti dice che cosa succede lì dentro, tra le righe, i colori, i giorni delle pagine.

In poche parole il mio mondo, il nostro mondo fragile è crollato. Va male, non c'è più battito, stia calma. E mi rivedo, come in un film inceppato, sempre la stessa scena. Il dolore, lo sconcerto, le lacrime inarrestabili.

Come si può continuare ad andare avanti? Che cosa abbiamo imparato da questa esperienza? Perché in ogni disgrazia c'è una fortuna, come dice mia nonna.
Ci sono i piccoli momenti, come questo , i fagioli che borbottano nella pentola sul fuoco. Guardare gli occhi di Andrea e vedere tutto l'amore del mondo. Sapere che questo bambino tornerà, arriverà da noi e allora.

Allora mi godrò ogni singolo momento.
Allora vivrò nel presente. Abbandonerò le ansie e le angosce che in questi mesi mi hanno attraversata.

Roma mi ha coccolata. Passeggiare per Trastevere, con Andrea e la mia amica sorella preziosa. Frida Kalho è un grande esempio. Mi sono immersa nei suo quadri. L'ho guardata profondamente, nei suoi occhi dipinti, nel suo dolore. L'ho sentita vicina. E può ancora parlare di vita, con le sue gonne colorate ed i fiori in testa.

Sono duri insegnamenti questi. Pensavo di aver già avuto la mia dose di dolore, ma non è così.
Però, non posso ignorare quello che tutto questo mi sta insegnando. La pazienza, la calma, l'affidarsi a qualcosa di superiore. La speranza e la fiducia nel futuro.

Il regalo di sapere che si, possiamo avere figli. Dovremo aspettare sei mesi prima di riprovare, mesi nei quali posso davvero pensare ad aggiustare le cose che mi facevano stare in ansia prima. La casa ( forse CasaEdera si allargherà un pochino) , il lavoro, il benessere, la vita quotidiana.

Come se tu, figlio mio, mi avessi dato una seconda possibilità. Non lo dimenticherò, nei mesi della tua attesa.


Niente vale più della risata e del disprezzo.
E' necessario ridere ad abbandonarsi, essere crudeli e  leggeri.
La tragedia è la cosa più ridicola che "l'uomo" ha, ma sono sicura, che gli animali anche se "soffrono" non esibiscono la loro pena in teatri- aperti nè chiusi (i focolari) .
e il loro "dolore" è più vero di qualunque immagine ogni uomo posso "rappresentare" o sentire
come dolorosa. 

/Frida Kalho, Diario)

Grazie per tutti i commenti, le mail, le telefonate, gli abbracci. Le visite all'ospedale. I messaggini. Grazie a tutti voi, non ci avete mai lasciati soli. 
Vi vogliamo bene infinito. Davvero.

Grazie.


martedì, agosto 19, 2014

purtroppo è successo


questi sono stati mesi che mi hanno cambiato la vita. E vi scrivo qui, da un letto di ospedale. Per tre mesi il mio sogno si era realizzato. Sono rimasta incinta. Ho avuto modo di gioire, di essere spaventata, di avere tutti i sogni e le ansie delle neomamme.
e ieri, alla prima eco, ho scoperto che non c'era più battito.
oggi mi hanno fatto il raschiamento.

noi siamo distrutti. Ci tiriamo su con il fatto che almeno adesso sappiamo che non siamo sterili.
e che purtroppo alla prima gravidanza questa cosa è una cosa normale.
ma come poter ripartire, giorno dopo giorno, questo ancora non lo sappiamo.

il dolore e lo struggimento non si possono spiegare.

ma dopo tutto questo silenzio, ho bisogno di scrivere, di condividere, di ricominciare.
cominceremo dalle piccole cose.
vivremo, giorno dopo giorno.

tornerò a fare foto, a cucinare, a curare la mia vita. In attesa che il miracoli accada di nuovo.
 

lunedì, giugno 16, 2014

Aspettative



  365.46 the Elder's appearence
il mio album completo qui



E' passato un sacco di tempo dall'ultima volta che ho scritto qui. Tempo impiegato a fare mercati, produrre saponi e candele come mai negli ultimi periodi. Tempo dedicato alla mia amica sorella, che è venuta a vivere, per quattro mesi, vicina vicina a me, la mia Polly con la sua piccina, la mia nipotina adorata. Una felicità incommensurabile, averle così vicine: non mi sembra ancora vero.
Tempo passato a riflettere, ad osservare da vicino le visioni che mi passano per la mente, a scegliere vestiti e location per le mie foto. E sicuramente tempo passato davanti a Photoshop, ogni volta imparando qualcosa di nuovo. Come usare i pennelli, come dosare la forza della gomma, come disegnare le onde del mare. Come cambiare colore ai vestiti, come aggiungere o togliere pieghe e tessuto, come rendere visibile la mia immaginazione.

E tempo passato a studiare le mie muse ispiratrici: Brooke Shaden, Lissy Elle Laricchia, Lara Zankoul.

Aspetto da un mese che Amazon mi recapiti un libro fondamentale, credo, per il mio cammino artistico appena iniziato: Inspiration in Photography. Non vedo l'ora che mi arrivi!



Inoltre, mi è tornata tantissima voglia di autoprodurre. Ultimamente, anche grazie ai miei pensieri deprimenti e tristi sul discorso gravidanza mancata, avevo un pò abbandonato tutto il lato pratico delle attività casalinghe. Ho lasciato nella sua scatola di legno il mio uncinetto, la pasta madre la rinfresco pochissimo...Insomma, ho lasciato andare un pò di cose Ma adesso credo sia giunto il momento di riprendere le fila delle mia attività: l'orto quest'anno è florido come non mai, a parte il brutto tempo di ieri e di oggi che ho paura mi danneggi le zucchine, tutto è in ottima forma. Aspetto il sole ed il caldo estivo che c'era nei giorni scorsi, sperando che torni presto.



fragoline appena raccolte dall'orto, a piedi nudi, sulla terra calda di sole

In questo periodo mi ha anche accompagnata un mantra, di quelli magici. Me ho ha regalato lo PsicoMago, che sa sempre cosa dirmi, che cosa funziona per me. 
Non avere aspettative. Essere aperta al mondo, abbandonarsi, e non avere nessuna aspettativa.

Queste semplici parole, anche abbastanza banali, riescono a sciogliermi qualcosa dentro. Quando sento che mi assale l'ansia, che l'orologio biologico ticchetta e non ci sono ancora novità, io mi ripeto questi semplici concetti e sento qualcosa dentro che si calma, e che si apre, si scioglie.

Questo mi consente di vivere nel momento, nel presente. Di viverlo appieno. Certo, non sempre ci riesco. Spesso è difficile e mi faccio prendere dal solito vortice di pensieri, ma è sempre più breve il momento in cui sono intrappolata nei pensieri negativi.

Riesco ad uscirne molto più rapidamente di qualche mese fa.

L'altra sera, anche Julie era qui da noi, in una sua tappa toscana, e parlavamo di tante cose, tra qui ovviamente la maternità. Lei mi ha detto che una sua amica, che anche lei cerca più o meno d quanto cerco io, fa proprio come me: ha deciso di incanalare tutta la sua energia in qualcos'altro, aspettando che le cose accadano.

Non avrei mai detto che la mia strada fosse quella della fotografia, e chissà, forse non lo è nemmeno. Non ho nessuna aspettativa, per quanto concerne questa nuova via: so solo che quando faccio foto, e le rimodello, e le immagino, niente mi tocca o mi disturba. Sono immersa completamente nel ciclo creativo, e sto davvero, davvero bene.

365.40 The Right Path
visualizza l' album completo qui


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mercoledì, aprile 30, 2014

il paradosso di Schrödinger





Quanto è difficile capirci qualcosa. Forse come dice lo PsicoMago, non c’è molto da capire. Anzi, non c’è niente da capire, e questo me lo dice anche Andrea. Il fatto è che la vita è un miracolo, che la vita è un mistero. Che la vita, come la morte, non si controlla.

Non appena faccio una pausa dal lavoro, leggo. Leggo storie di donne, molte come me, che vogliono un figlio ma ancora non ci sono riuscite. C’è chi ha problemi oggettivi, chi invece ha tutto nella norma, ma che questo figlio non arriva. Noi fortunatamente non abbiamo nessun problema fisico, eppure ancora viviamo in questa attesa. Ognuno a suo modo.
Leggo anche molte storie di donne che invece i figli non li vogliono. Che hanno deciso, naturalmente, di non averne. Invidio molto queste donne. Loro non conoscono lo struggimento, il dolore, la rabbia e la frustrazione che si prova, mese dopo mese, nel vedere che la Natura fa quello che vuole, non asseconda i desideri ma agisce solo a momento giusto.

La ricerca di questo figlio mi mette davanti alla ineluttabilità e anche alla irrazionalità della vita. Non si può far crescere una piantina di pomodoro solo perché lo si desidera. Non basta stare accanto alla pianta, giorno dopo giorno, e volere con tutte le forze che quella cresca. E’ un processo naturale, e per questo, per sua stessa natura, imprevedibile ed irrazionale.

Sento l’esigenza fortissima di lasciarmi davvero andare. Al di là di questa ricerca, al di là di un possibile figlio. Voglio lasciarmi andare al flusso della vita, imparare a fluire. Non ne posso più, davvero, dei pensieri che ossessivamente tornano, e che mi parlano di assenza, vuoto, incapacità. Voglio godermi la vita, e questo momento. Il mio amore, la mia casa, i nostri cani. L’orto, il mio lavoro, nuovi progetti. Un’estate che finalmente è alle porte.
Capisco che abbracciare il proprio bambino, farlo crescere ed accudirlo sia una delle gioie più profonde della vita. Sono circondata da mamme e da bambini, e molti di questi sono meravigliosi. Ho tanti nipotini speciali, e mi sento piena di amore nei confronti di questi cuccioli, figli delle mie amiche, pezzettini di cuore, di anima. Però inizio anche a vedere quanto la mia vita sia comunque piena di amore. E che è bello poter dormire la notte, oppure perdersi a scrivere un post lunghissimo, o impiegare due ore per fare una foto e ritoccarla. Cucinare una cena speziata e profumata, e mangiarla tranquillamente sotto la pergola, con la luce della sera che ci accarezza. Fare l’amore con calma, la mattina. Amarsi e volersi bene, imparare a stare insieme nonostante il tempo, la quotidianità, i piccoli problemi. Poter cambiare programmi, un pomeriggio, e magari uscire per una passeggiata e per andare a trovare un’amica. Impegnarmi in un lavoro creativo, si, ma anche molto impegnativo. Dedicare tempo ai miei figli a quattro zampe, portarli fuori nel bosco, a passeggiare, parlare con loro e far loro le coccole. Ridipingere tutta la casa, inventare nuovi colori.

L’arrivo di un figlio credo che scardini completamente tutta la vita. E che nonostante tutto sia una felicità incontenibile, simile all’innamoramento dei primi giorni. Mi ritroverò anche io, a fissare mio figlio e le sue manine. Nel frattempo però, voglio davvero smettere di pensare. Di logorarmi, di struggermi di fronte alle pance altrui. Voglio immergermi nella vita di ogni giorno, assaporarne il gusto fiorito. Imparare a non temere più l’acqua, perché è quella che cullerà mio figlio, dentro la mia pancia.
Non avere più timore delle donne che sono già incinte, o che sono neo mamme: non sentirmi esclusa, da meno, incapace, ma accordarmi con la loro energia. Non sono ANCORA incinta, ma lo sarò a breve.

Allo stesso tempo, forse non lo sarò mai. Questo momento della mia vita è riassunto felicemente nel famoso paradosso di Schrödinger. Mi sento come se volessi avere un figlio, oppure no. Insieme, nello stesso momento. Sento un forte istinto materno , e allo stesso tempo un desiderio di mantenere la mia libertà, e la possibilità di creare altro che non sia un figlio.

Guardo con ammirazione alle donne-mamme, che parlano dei loro figli, che li allattano, che con dedizione completa contribuiscono alla loro crescita. Che mettono tutto da parte, anche loro stesse, per queste giovani vite. Ma guardo con curiosità anche alle donne-non-mamme, che sono madri di progetti artistici, di  idee, di libri, di loro stesse. Che viaggiano, che hanno una storia d’amore anche solida, che non dipende dal fatto di mettere al mondo dei figli.

Non so da che parte stare, o meglio, sono da tutte e due le parti. Come l’atomo, deceduto o meno. In un mondo sono mamma, nell’ altro no. Mi sento lì, in quel confuso limitare.
E so che la soluzione è semplicemente immergermi in quel flusso, che così tanto mi spaventa. Immergersi, alla vita, nei giorni, sott’acqua, dove sembra quasi di volare.

Quando fluisci, ti muovi continuamente all'interno del pericolo, perchè ti sposti in continuazione dal conosciuto nell'ignoto, da ciò che è familiare a ciò che è estraneo. Il sentiero tracciato viene perennemente lasciato alle spalle,  ci si addentra continuamente nell'inesplorato. Nulla è prevedibile, non si può mai sapere...e la mente è abile e astuta solo per ciò che concerne il passato, perchè lo conosce . E' estremamente colta con ciò che è familiare, è furba ed efficiente rispetto a ciò che conosce; con ciò che è sconosciuto, estraneo, è impotente: non sa nulla di nulla.
In quel caso ci si sente ignoranti; quella è la paura! Si deve apprendere momento per momento, ma è così che si impara. Più ti addentri in ciò che non ti è familiare, più apprendi: il sapere diminuirà, ma aumenterà la conoscenza, la capacità di comprendere è ciò che conta e ha valore : ti dona l'essere.

Non amo Osho, ma queste parole le trovo davvero appropriate.

Un’ultima cosa, rivolta alle neo-mamme: ragazze, non abbiate timore nel coinvolgere nella vostra esperienza di maternità le vostre amiche vicine, che desiderano figli e che ancora non ne hanno. A volte chi rimane incinta ha una sorta di imbarazzo, o di timore, nel condividere la gioia della maternità, ma anche le difficoltà e le esperienze con amiche che magari desiderano figli e che non ne hanno. Per paura di ferirle, per paura di essere coinvolte nel loro dolore, forse, in un momento delicato come quello della gravidanza. Io posso dirvi, da donna-ancora-senza-figli: per noi non c’è cosa più dolorosa che sentirsi escluse dal circolo delle mamme. A me fa piacere sentirmi coinvolta, e anche se non ne so niente di pannolini, pappine e allattamento, posso comunque ascoltare, apprendere, imparare, accordarmi con quell’energia.

Magari non per tutte è così, c’è chi soffre nel sentirsi coinvolta in questa cosa che ancora non accade. Anche io mi struggo, quando vedo donne incinte che non conosco, magari. Ma è anche vero che l’energia agisce per conformità, e che se si desidera una cosa dovremmo comportarci come se quella cosa fosse già accaduta.
Imparare a conoscere, studiare le altre mamme: lasciarsi trasportare, osservare la vita che scorre dentro di loro, e che cresce. Non percepire le donne-mamme come aliene o altro da noi; ma accoglierle, per accogliere la parte di noi che diventerà madre.


Ne approfitto anche per augurarvi un felice Beltane: vorrei passare quei giorni di festa nell’orto, con le mani nella terra piena, a trapiantare piantine di pomodoro e zucchine,  a seminare ravanelli e insalatine: speriamo che non piova! 


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