venerdì, maggio 15, 2015

Cose non a caso


Star of Behetlem nel mio giardino. Un fiore così piccolo e una potenza così grande


ranuncoli come fuochi d'artificio


Hero che prende il sole davanti alla legnaia


la mia aiuola tonda!


Sono presissima. Passo ogni minuto libero in compagnia del mio quaderno rosso, dove appunto frasi, idee, slogan e parole ispiranti. Ci ho messo due giorni per scrivere bene tre righe (giuro, tre righe in croce), ma che dovessero esprimere al meglio quello che faccio, quello che voglio fare.

Mi sono trovata a lavorare con donne creative e piene di energia, una delle quali conosco da tempo, e a cui voglio bene. Forza Kadjia, splendi di luce propria! Siamo in un team fighissimo, dedicato a lei, la regina del pop, la grandissima Louise Veronica Ciccone.

Tutto questo grazie a Gioia Gottini, ed al suo spumeggiante corso sul Personal Branding. Ho iniziato da meno di un settimana e sono già entusiasta: colma di divinità, come vorrebbe l'etimologia di questa parola.

Che cosa farò? Per ora non voglio anticipare troppo, ma sappiate che vi aiuterò a contattare la vostra anima Selvatica. Come la Jeanne di Chocolat, indovinerò qual è il vostro fiore, la vostra pianta. E molto di più!

Chi mi accompagna in questo nuovo percorso è lei, la super mamma leggera come una farfalla, dal lavandino sempre scintillante: la mia hacker preferita, la mia fatina della programmazione, la mia amica e sorella Silvia. Senza di lei non avrei manco un dominio, ma che dico...non saperi nemmeno che cosa sia, effettivamente, un dominio.  Lei si occupa dei miei effetti speciali on line, della costruzione di quello che sarà il mio sito, e di fornirmi idee e spunti indispensabili.Grazie!

Insieme a tutto questo, CasaEdera si sta allargando. E quindi abbiamo muratori, elettricisti, idraulici, muri spaccati, polvere ovunque, cani disorientati ma felici d avere un sacco di terreno nel quale correre e mangiare l'erbetta. Il nostro tavolo di legno resiste, come una zattera nel mare in tempesta, ancorato al muro. E sul tavolo ceniamo improvvisando (anche la cucina non c'è più, per ora), scriviamo, sognamo. Io con il mio quaderno rosso e pennarello nero, cancello più frasi di quelle che tengo. Ma alla fine trovo quelle giuste.

Nel mentre, sono riuscita a trapiantare le prime piantine nell'orto. Ho deciso, anche seguendo le sagge parole che mi sono state donate tempo fa, di non fare le aiuole tutte quadrate. Ne ho fatte una tonda e una a forma di luna crescente. E ho seminato fiori, fiori belli, colorati e inutili: tagete e cosmos, i fiori del Cielo.

Immersa in tutti questi cambiamenti, nonostante le arrabbiature e gli stress e il lavoro in negozio che a volte è molto pesante (anche se quando individuo il fiore di Bach giusto per quella persona mi sento al settimo cielo, specie quando tornano e mi dicono che si sono sentiti molto meglio) sto benissimo.
E l'Universo ci ha pure inviato una cucina economica a legna, usata dalla signora che viveva poco sotto casa nostra, la cugina di mia nonna. Una signora splendida, che ricordo sempre allegra. Negli ultimi anni la malattia l'aveva provata, e se n'è andata pochi giorni fa.
Me la ricordo, a rimestare grandi pentoloni di conserva sopra a quella cucina. Il primo profumo di pomodoro e basilico l'ho sentito da lei, da piccola, con mia nonna. Davo una mano a tagliare i pomodori, e mangiavo le foglioline di basilico, lo sentivo sciogliersi sulla lingua e pizzicare nella gola.
Grazie, Loretta. Avrò cura di quella cucina, sarà il focolare della mia casa.

Con la scala appoggiata al muro dove c'era la mia cucina, una nuova finestra su un giardino pieno di cardi, consolida e menta acquatica, ranuncoli e tarassaco, campanule e lampascioni, ringrazio la Dea perchè non appena mi sono ricordata di Lei, è arrivata.

Non se n'era mai andata, in fondo. Era qui, nel mio cuore.


Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.
Permissions beyond the scope of this license may be available at cecilia.lattari@gmail.com.




mercoledì, maggio 06, 2015

Essere Terra


Per il giorno di Beltane siamo stati a Saturnia: anche qui mi sono fatta cullare dalle acque della Madre. Al mattino, questi splendidi fiori ci hanno dato il buongiorno.
 Ortica! Le prime raccolte...il mio posto segreto dove raccolgo questa piantina, e il mio fido cestino. Ci abbiamo fatto un risotto buonissimo.
 Oleolito di lillà in preparazione! Servirà anche per i dolori articolari, per le piccoli infiammazioni. Che pianta dolce che è il Lillà. Mi parla di infanzia, di caramelle, di un amore gentile. E mia mamma la piantò proprio accanto alla porta di casa, perchè ci proteggesse anche se lei non ci fosse stata.

Il nostro mandala di fiori durante la celebrazione di Beltane alla nostra Associazione Culturale



Voglio sdraiarmi sulla terra e stare lì, a sentire. Osservare le nuvole e i piccoli movimenti degli insetti. Farmi accarezzare dal Sole, con i suoi raggi generosi.
Voglio essere morbida e malleabile, e sempre me stessa, come fa la terra.
Una ragazza dagli occhi azzurri, molto saggia, mi ha detto che la terra che sta in un pugno della mano è la terra di tutta la terra, dei pianeti e delle stelle. E quando la lasci cadere in terra, questa si perde negli altri mille granelli, cambia posizione e forma, ma rimane sempre lei, lei stessa, la terra.

Ho partecipato ad un meraviglioso Cerchio di Donne, per questa Luna Piena. In un posticino magico, nel ventre della Dea, una stanza colma di fiori, petali, candele, cuscini e donne.
Eravamo tutte strette, vicine. E la nostra Moon Mother ci ha guidate verso il nostro albero, e abbiamo condiviso il nostro potere, la nostra benedizione, la benedizione di tutte le donne.

In questi giorni mi sono riconnessa con una parte di me che avevo molto trascurato negli ultimi tempi. E devo dire che è vero: quando chiami la Dea, lei arriva. Perchè è dentro di te.
Gli incontri fatti in questi ultimi giorni non sono casuali. E porteranno buoni frutti.

Per adesso, ho il proposito di vivere un estate favolosa. Pensare a cose inutili, non essere produttiva, piantare fiori in mezzo alle piantine dell'orto, prendermi cura delle rose.

La nostra realtà è come decidiamo di vederla. Possiamo negare i simboli, le coincidenze, la magia, e tenere tutto questo fuori dalla porta. Oppure, possiamo accettare che la vita è magia, che la magia è vita. Possiamo ricordarci di essere creative, possiamo mangiare la frutta sotto al sole sporcandoci le braccia come quando eravamo bambine, possiamo parlare con le piante e ascoltare cosa ci rispondono. Possiamo ricordarci di conoscere un alfabeto che non è fatto di lettere, ma di immagini. Possiamo credere nei sogni e possiamo realizzarli.

Io ho deciso di aprire la porta, di nuovo, e sono stata subito sorpresa per la quantità di incontri che ho fatto, e di nuove consapevolezze.


Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.
Permissions beyond the scope of this license may be available at cecilia.lattari@gmail.com.




martedì, aprile 28, 2015

Genius loci




fiorellini raccolti nel nostro giardino


le Terme di Bagni san Filippo, dove siamo stati da poco. La mattina presto, non c'era nessuno, ho fatto un bagno di purificazione nel ventre della Dea


ranuncoli vicino a casa di una Sorella


bocci di Tarassaco e Primule appena raccolti

Ho scelto questo posto per vivere. Questi monti, i boschi di querce e castagni, le fragoline che spuntano ogni Maggio. Per quanto amassi la mia Bologna, e la vita in città, ero stanca e avevo bisogno del contatto con la Natura. Ho sentito un richiamo profondo, viscerale, intenso e intimo per il mio luogo.

Il luogo della mia infanzia e della mia adolescenza; il posto che tanto mi ha insegnato, a volte duramente; il posto che il mio nonno amava tanto, che sognava ogni inverno per poterci tornare ad ogni estate.

Sette anni fa ho coltivato il mio primo orto: e sono sette anni che, in estate, mangio i frutti della mia terra, li condivido con chi amo. 
In primavera aggiungo ai nostri piatti qualche erba spontanea: tarassaco, alliaria, cardamine, ortica. E altre erbe vanno a comporre olii e unguenti curativi che usiamo durante l'inverno: iperico, achillea, menta, melissa.

Ogni giorno noi apparteniamo sempre di più al nostro luogo. 

Ascolto i canti degli uccellini, e imparo a dialogare con loro. Il vento che fruscia tra le fronde, la notte, mi racconta dei posti dove è stato. Il sole mi riscalda ogni mattina, mentre bevo il mio tè sui gradini di casa.
Osservo le piantine spontanee nel nostro pezzetto di terra: consolida, cardo, achillea, margherite e lamio rosso. Ognuna ha il suo carattere, la sua anima, ognuna può donarci qualcosa di sè.
Lascio mele e pane secco agli animali del bosco, da cui ci separa solo una rete. E la mattina riconosco le loro orme, il loro profumo.

La sera, quando torno a casa, incontro i cerbiatti, l'istrice, il rospo saggio.

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

La contaminazione magica con il luogo in cui si vive l'ho riscoperta anche leggendo un libro che è stato una rivelazione: si tratta di Just Kids, di Patti Smith. Patti mi ha accompagnata in diverse fasi della mia vita, e ora mi si rivela come sciamana, per connettermi di nuovo alle mie radici anticonformiste.

Ho letto di lei e ho letto di me: una donna che vive la sua vita con creatività, senza preoccuparsi di essere allineata con le altre.
Patti non voleva cantare; voleva fare la poetessa. E io, da attrice, sono passata al lato più intimista dell'arte: amo fare le fotografie, scrivere. Mia mamma ha lasciato la sua eredità nel mio DNA.
Leggo e scrivo, e ricontatto la me diversa, autentica, vera.

Vorrei vivere con i capelli sciolti, d'ora in avanti. Con le mani nella terra fertile non solo del mio orto, ma anche della mia capacità artistica.

Patti Smith ha vissuto profondamente la sua dimensione artistica e magica, fondendosi con la sua New York. Parla dei palazzi, dei locali e delle scale antincendio come se fossero vive, come se fossero state parte di quella rivoluzione culturale che in quegli anni ha davvero fatto la differenza.

Credo che la nostra forza creativa risieda anche nel luogo che scegliamo come casa. Ogni luogo ha il suo genius loci, lo spirito del posto.
Contattatelo, parlate con lui. Se vivete dove vivete, ci sarà una ragione.

I luoghi possono insegnarci molto su di noi, se sappiamo ascoltare.

Anche riscoprire la magia fa parte di questo mio nuovo cammino.Come ho potuto essere disconnessa dal sacro per così tanto tempo? Anche se i Tarocchi mi aiutano a contattare un'altra dimensione, ora che sto riprendendo la pratica giornaliera mi accorgo di come io l 'abbia trascurata.
E di come io abbia trascurato me stessa.

La nostra pratica spirituale, quale essa sia, è semplicemente un modo per onorare ciò che di sacro è in noi e nelle nostre vite. Come se accendessimo la luce su un parte di noi stessi che spesso teniamo al buio, intimamente nascosta.

E' vero, spesso non c'è tempo. Ma bastano piccoli gesti per risvegliare la Dea in noi. E per Dea non intendo un'entità scissa da noi stesse, ma la manifestazione della vita che ci circonda.
La Dea è l'albero di lillà che ha piantato mia madre, è l'uccellino che viene da me ogni mattina per mangiare, è la margherita che sboccia e la nebbia di stamattina.

Il luogo in cui viviamo è una manifestazione di noi e del nostro essere divini, magici, unici.

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.
Permissions beyond the scope of this license may be available at cecilia.lattari@gmail.com.


martedì, aprile 07, 2015

Essere pronti, è tutto.










A me, lo sapete, piace essere onesta. E anche trattare argomenti che la maggior parte delle persone non trattano apertamente: perchè troppo intimi, o troppo delicati. Credo che condividere certi pensieri e certe sensazioni sia utile: sia per me, che riesco, scrivendone, a focalizzarli meglio; sia, spero, per qualcuno che mi legga e si rispecchi in quello che scrivo. 

Dicevo: a me piace essere onesta. E, a dirla tutta, mi sono davvero stancata. 
Mi sono stancata dell'eterna altalena umorale mensile: pre-ovulazione e ovulazione ricca di speranze, positiva, vedrai questo è il mese giusto; pre-mestruazione e mestruazione a poco a poco sempre più disillusa, aumenta il tempo passato su internet a scovare fantasintomi, e poi, inevitabile, la delusione.

Arriva il ciclo, e si, mi sento potente e Sciamana e connessa con il ciclo Lunare, ma sono anche di pessimo umore. 

In quasi due anni di Ricerca ho sofferto, ho pianto, ho atteso invano; sono rimasta incinta, ho avuto paura, il mio mondo si è trasformato; ho perso il mio bambino; mi sono faticosamente rialzata e sono passata attraverso vaccini, esami, pillola anticoncezionale; adesso non posso e non voglio ricominciare tutto da capo, soffrire come ho già sofferto all'inizio di questa ricerca.

Sono stanca. Sono stanca e sfinita. E, ve lo dico proprio di cuore, ho voglia di mollare.

Ah! Che liberazione! Mollo il desiderio. Mollo l'aspettativa. Mollo il pensiero dell'ovulazione, la fertilità, il sentirmi pronta ad essere madre.

Prendo una lunga vacanza da me stessa: dalla parte di me che si ossessiona, che pensa continuamente, che calcola e controlla. Relax and have a drink: non ne posso più di quella Me.

Capisco Frida Khalo e le sue due Frida: anche io ho una parte di Me fragile, spezzata, che si perde in un bicchiere d'acqua, che vuole controllare, che vuole decidere.
La Me che tira indietro, verso dinamiche conosciute e remote, verso qualcosa che non si risolve. 

Le cose vive non si controllano, al massimo si indirizzano, mi ha detto quel saggio uomo che ho la fortuna di avere accanto.
Che verità. Se vivessimo la nostra vita, tutta, come se fosse un incantesimo, non dovremmo soffermarci su alcuna cosa in maniera ossessiva.

Si dice che, una volta fatto un incanto, non ci si debba più pensare. Per permettere all'energia di andare dove la abbiamo indirizzata, senza influenzarla con le nostre stesse aspettative.

La vita andrebbe vissuta così: assaporandola, lasciandosi trasportare, senza troppo attaccamento Indirizzando i nostri desideri, ma poi lasciandoli lavorare da soli.
Voglio che l'energia vada dove vuole andare. Il mio desiderio è diventato una catena, che mi logora e mi lacera.
Basta!

Non lo voglio più. Disconosco tutto l'attaccamento che ho avuto per questo desiderio. Abbandono gli stick ovulatori, il termometro ed il controllo del muco. Ben vengano i sogni, i massaggi al mio ventre con i miei unguenti magici, le corone di fiori intrecciate sotto il sole.

Addio calendario! Addio conto dei giorni fertili e infertili, delle ore di sopravvivenza degli spermatozoi e del chissà se questo è muco ovulatorio.
Ben arrivata fede nella casualità, connessione con l'Universo, ascolto dei segnali.

Benvenuto pensiero laterale, compagno fedele del mio gioco preferito: i rebus, che sono immagini e simboli scomposti che in un attimo di illuminazione assumono il loro reale significato.

Ah, si! Benvenuti pomeriggi passati a progettare, scrivere, fotografare! A raccogliere erbe e fiori, ed a sciogliere olii profumati per farne creme e unguenti. Addio ore di ricerca su Google, digitando seno gonfio e morbido 12 po oppure muco trasparente oppure no sintomo gravidanza! Addio tempo perduto in paranoie polverose, minuti sgocciolati via insieme alle lacrime, corde strette da deduzioni logiche, dalle quali è impossibile uscire.

Basta.
Io mollo.
Faccio un viaggio lontano da me stessa, lascio spazio. 

Forse sono fuori dai giochi: chi voleva un figlio lo ha, almeno intorno a me. Amiche che hanno iniziato con me la Ricerca, adesso hanno bimbi meravigliosi di un anno o più; c'è già chi ne ha due; chi manda i figli all'asilo.
Io sono qui e finora sono stata qui a calcolare, a desiderare, a struggermi.

Sai cosa? Che mi sono davvero stancata.
Proverò a volgere lo sguardo altrove: fuori di me, nel mondo, nelle piccole cose che amo tanto.

Voglio abbandonare questo desiderio ma non chiudere la porta alla Possibilità.

Ehi, Universo: voglio diventare mamma. Voglio avere la pancia rotonda e incinta, vivere una gravidanza serena e un bel parto. Voglio un figlio sano, bello ed intelligente. Io e Andrea siamo pronti.

Come dice Shakesperare, per bocca di Amleto: essere pronti è tutto.

E ora capisco il senso: basta essere pronti. Basta quello.

Universo, io te l'ho detto. Adesso tocca a te.
Non dedicherò PIU' un solo secondo della mia esistenza e del mio tempo a questo pensiero.
Non appena la mia mente vagherà in quella zona, io la distrarrò con una foto, con una paseggiata in Primavera; impasterò il pane e raccoglierò le ortiche per la cena; farò l'amore con il mio uomo, e metterò nuove piantine nell'orto. Scriverò per i miei progetti, imparerò a mescolare le erbe per farne incensi e disegnerò scialli con il mio uncinetto.




Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.
Permissions beyond the scope of this license may be available at cecilia.lattari@gmail.com.





lunedì, marzo 23, 2015

Il corpo sa















Vi siete mai chieste quanto di ciò che esperiamo sia vissuto con il corpo, e quanto con la mente? In questo periodo di rinascita, complice la primavera, il risveglio dei sensi (e anche dei miei sensi), sento profondo il bisogno di ricontattare una parte di me che negli ultimi mesi avevo come perso di vista.
La me Selvatica, a contatto con il mondo, con la Natura. La me Magica, che sa e sente, e non pensa troppo.
Sono stata per molto tempo così, istinivia e ispirata, ma tutte le vicende degli ultimi mesi mi hanno allontanata da questo stato naturale.

Ho bisogno di mettere le mani nella terra. Di passare momenti tra le betulle, a guardare il tramonto rosa. Di tornare a camminare con il mio amore, la mattina presto, nel bosco sotto casa. Il mio corpo ha voglia di muoversi, di ri-sentire come prima. Prima dell'ossessione, prima della perdita.

Ho avuto il mio primo ciclo post-pillola. Mi ha ritardato di dieci giorni, e per qualche ora mi sono illusa di poter essere già incinta.
Ma va bene così: avevo bisogno di ricontattare il mio ciclo, la mia Luna. Ora sono tornata intera, sono nuova.

La medicina migliore è la Natura, sempre. E per natura intendo le piccole cose che si fanno dentro di essa: noi stessi siamo emanazioni della Natura, ma molto spesso ce ne dimentichiamo.

L'unico modo per ricordarselo è non pensare, ed immergersi nel ciclo naturale della vita. A contatto con la Natura. Una passeggiata nel bosco, alla ricerca delle prima Ortiche. Fotografare i crochi violetti. Abbandonarsi, con una tazza di tè, alla visione in technicolor del tramonto di fronte a casa. Cucinare con ingredienti semplici. Fare l'hennè ai capelli, e nel mentre impastare il pane. Osservare gli uccellini che mangiano i semini che, ogni mattina, lasciamo loro. Siamo diventati amici, io e gli uccellini. Non hanno più paura di me e si avvicinano anche quando sono vicina alla mangiatoia, sopra la legnaia.

Ho bisogno, come scrivevo tempo fa, di semplicità e di contatto con la realtà. Di vivere le esperienze attraverso il mio corpo, senza mediare con la mente.
Il corpo sa. Seguire l'istinto, come fanno i lupi, oppure le piante. Sanno quando è il momento giusto di sbocciare, e dove volgersi per essere invase di sole. 
Vorrei riuscire a vivere questo periodo, che per me torna ad essere un periodo anche di desideri, con l'intelligenza del corpo. 

Il corpo mi permette di stare nel presente. Di non vivere nel futuro. Di ascoltarmi, prendere il tempo per me stessa. Di accogliere, di attendere.

Credo sia un momento di decluttering generale: voglio tornare all'essenza, alla mia essenza, a quella che sono. 

Nel vuoto dimora la possibilità. Solo nello spazio aperto dentro di noi può accadere il miracolo, che sia una nuova idea, un nuovo progetto, un bambino, un amore.
Una ricetta, perchè no.

Voglio essere vuota e aperta, come una porta. Essere vuota e piena, significa lasciare che le cose mi oltrepassino, mi passino attraverso. Solo così posso essere di aiuto agli altri, oltre che a me stessa.
Così ascolto le piante, e i problemi di chi si rivolge a me. E così intuisco la pianta giusta per  quella persona. Solo essendo aperta, solo lasciando che il vento e la luce mi attraversino.

questo, magicamente, fa in modo che io sia più centrata, più accogliente, meno rigida.

La magia non è che lasciare che le cose accadano, lasciarle fluire dentro e fuori di noi.

*pianta della settimana: Borragine. La borragine mi insegna che posso lasciarmi toccare, avvicinare, coccolare. Con le sue foglie grandi e morbidissime, pelose, accoglienti, mi dice di lasciarmi andare alla fisicità, al contatto tra pelle e pelle. I suoi fiorellini azzurri, piccoli e caleidoscopici, mi ricordano che la bellezza sta nelle piccole cose. 

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.
Permissions beyond the scope of this license may be available at cecilia.lattari@gmail.com.



mercoledì, marzo 11, 2015

Like an hurricane










Spesso da noi tira vento. Viviamo sopra un piccolo poggio, e quando tira vento qui tira molto forte. Per questo non mi sono preoccupata più di tanto, qualche sera fa, quando ho sentito il vento alzarsi.
Poi, verso l'una di notte, è andata via la luce. Anche questo è molto frequente quassù, quindi non mi sono persa d'animo e anzi, poichè non amo dormire con il buio completo, ho aperto le persiane di camera nostra, permettendo alla luce della luna di filtrare.

Solo al mattino mi sono resa conto di quello che era successo. Alberi enormi sradicati. Accasciati a terra come soldati dopo una battaglia violenta. Abeti altissimi, spezzati a metà, letteralmente, come matite. Rami ovunque, foglie, tegole. E, scendendo dal Poggio, tetti scoperchiati, macchine rimaste sotto agli alberi. Muri distrutti, cancelli divelti.

Fino alle dodici non potevamo nemmeno uscire dalla nostra stradina, bloccata in due punti da due alberi caduti. Uno, più precisamente, sulla mia macchina. Ho riparato i danni necessari (il finestrino rotto) e ho lasciato il resto da fare. Andando in giro, in questi giorni, vedo molte automobili ammaccate, accartocciate, senza un vetro, con il cofano rotto...tutte danneggiate da questo uragano.

Perchè, alla fine, abbiamo scoperto che era proprio un uragano: come nel Kansas, come nel mondo di Oz, un piccolo uragano è passato anche da noi.
E per fortuna era piccolo! Ha fatto tantissimi danni, non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se fosse stato più violento.

Noi siamo stati per 5 giorni senza elettricità: abbiamo ricoperto la luce tenue delle candele, il silenzio nella notte illuminata solo dalle stelle, il rumore dei generatori dei vicini, unico suono nelle notti buie.
Niente film, niente PC, niente libri se non letti faticosamente alla luce delle candele. Abbiamo passato qualche serata tranquilla, a chiacchierare ed a riposare, e le altre sere siamo usciti, approfittandone per incontrare cari amici.

Una delle mattine dopo l'uragano ho fatto un giretto, e ho scoperto i primi crochi della stagione: impavidi, piccoli e stellari, sono sbocciati tra i rami spezzati, sotto agli alberi divelti, tra le radici all'aria. Con il loro viola, ribelle e mistico, che nasconde un cuore arancio,  messaggero di buonumore e allegria. Come a ricordarci che il misticismo è reale solo se semplice, e solo se contiene anche la risata;  è questo il messaggio del croco, se lo ascoltiamo bene. Ci ricorda che sacro e profano sono sempre colleagti, che sessualità e spiritualità si fondono insieme e danno vita all'amore, che risveglia tutta la Primavera. Non per niente il croco è il primo fiore che sboccia, piccola fiammella premonitrice della primavera che arriva.

E' doloroso vedere molti degli alberi che conoscevo sin da quando ero bambina sradicati, buttati in aria come fuscelli. Allo stesso tempo, però, non possiamo far altro che accettare ciò che è accaduto, e rimettere insieme i pezzi. Come si fa sempre, dopo un uragano, ce sia reale o che sia metaforico, dentro di noi.

Si riparte dalle piccole cose: un fiore, una stesa di Tarocchi con un'amica, il taglio del sapone all'Iperico la mattina presto, quando fuori c'è il sole.

In questi mesi, piano piano, mi sono risollevata grazie a tutte le piccole cose che fanno parte della vita:  sono state proprio queste cose che mi hanno aiutata a mantenere la rotta, senza impazzire.
E passo dopo passo mi sono ripresa: oggi posso dire di stare bene, di aver superato quasi del tutto quei momenti terribili, di perdita, di smarrimento, di disperazione.

La primavera arriva sempre. E porta nuovi progetti, nuove sensazioni. Ho voglia di mettere le piantine nell'orto, e di tirare fuori i miei vestiti leggeri. Di cucirne altri, di andare a scovare nei mercatini dell'usato qualche abito che mi rispecchi per quella che sono: il mio stile, il mio messaggio. Vestirsi, come dice Milla, è un piccolo atto rivoluzionario che compiamo ogni giorno.

Non posso che essere perfettamente d'accordo.

Fanno parte delle belle scoperte di Marzo il programma OmmWriter, che consiglio a tutti di scaricare se amate scrivere. Non vedo l'ora di scrivere le slide per il mio corso di Fitoalimurgia!

Inoltre, mi hanno contattata per rilasciare una piccola intervista, che troverete domani tra le pagine di Starbene. E' sempre bello poter condividere la mia esperienza, e lanciare semini di autoproduzione. Sicuramente porteranno buoni frutti.

domenica, febbraio 22, 2015

Anfibi nell'anima

















Ho ripreso in mano un libro che avevo letto tempo fa, "Acque Profonde", di Etain Addey.
In questi giorni, in cui mi sento molto aperta e ricettiva, mi ritrovo perfettamente nel messaggio profondo del libro: essere anfibi nell'anima, avere una percezione sia pratica che magica, sia ordinaria che etra-ordinaria, sia razionale che onirica.

Tenere aperta la porta del sogno e del sacro. Solo ora capisco che per fare questo non bisogna fare niente: dobbiamo solo restare in ascolto, in ricezione.

Apro il libro, e subito nelle prime pagine si parla della madre di Etain, che prima di avere lei ebbe una bambina, nata morta. E dopo un anno, all'equinozio di autunno, la madre era di  nuovo incinta, stavolta di Etain stessa.
Sono immersa nella sincronicità. Sento parlare di parti, intorno a me, e gioisco; mentre leggo entra in negozio una donna, incinta, con la sua bellissima pancia, e quello che sento è comunione, come se fossi incinta anche io.

Restare anfibi nell'anima significa far entrare la magia nella propria vita: e farla accadere spontaneamente, senza bisogno di fare niente.

Se rimango aperta, la magia entra nella mia vita. Vedo tante persone, ogni giorno, chiuse, serrate, ognuna con il suo lucchetto personale.

Ora capisco appieno il senso del ricevere, come azione attiva e non solo passiva. Ascoltare, rimanere morbida, non irrigidirsi, aprirsi.

Basta abbandonarsi, lasciar andare e cogliere solo le occasioni del momento. Che possono essere semplicemente bere una tazza di tè, rastrellare le foglie in giardino, preparare con cura l'hennè per i capelli.

Diventare antenne per ciò che di magico, di sacro, può esserci in ogni giornata. Essere ricettive apre nuove strade; la chiusura, invece, stagna, riporta sempre agli stessi meccanismi, imprigiona.

E' da poco passata la Luna Nuova, in Acquario, il mio segno. E siamo anche entrati nell'anno Cinese della Capra! Io sono una Capra di Terra, e sono felice che sia arrivato il nostro momento :)

Ho passato il giorno della Luna Nuova a pulire il giardino. Mi sono svegliata presto, ho fatto colazione con tè verde e marmellata di mirtilli fresca, e poi sono andata in giardino.
Ho estirpato le ginestre, che avevano invaso molto terreno, lasciandone una bella fila per godere dei loro fiori gialli, e per attirare le api. Ho rastrellato foglie per ore, concentrandomi solo sul sole che riscaldava la pelle, sui fili d'erba appena accennati, sulle piante in boccio.

Con il mio vicino, un signore gentilissimo che ci ha regalato anche quello splendido cavolo nero che vedete in foto, abbiamo bruciato tutte le sterpaglie, a fine giornata.
Un falò magico, calmo, con volute di fumo candido. Dentro il fuoco ho bruciato idealmente tutto l'anno passaro. Ho terminato un ciclo e adesso posso ripartire, purificata.

Voglio vivere nel momento, e quando ci riesco è davvero appagante. I sensi si tendono, si riempiono, vibrano. Cerco di allontanare le aspettative, le preoccupazioni. Voglio vivere il presente, il qui ed ora.

In queste mattine di sole, dove divido i biscotti della mia colazione con Hero ed Eva. Dove stendo fuori la coperta colorata che ha lavorato mia nonna a maglia, che profuma di lavanda e sapone di marsiglia. Qui, ora, mentre cucino una torta salata con zucca, patate, petali di fiori e tanti semini.

Sto preparando anche il mio primo corso di Fitoalimurgia: questo il volantino, diffondete a chi credete sia interessato!