lunedì, marzo 23, 2015

Il corpo sa















Vi siete mai chieste quanto di ciò che esperiamo sia vissuto con il corpo, e quanto con la mente? In questo periodo di rinascita, complice la primavera, il risveglio dei sensi (e anche dei miei sensi), sento profondo il bisogno di ricontattare una parte di me che negli ultimi mesi avevo come perso di vista.
La me Selvatica, a contatto con il mondo, con la Natura. La me Magica, che sa e sente, e non pensa troppo.
Sono stata per molto tempo così, istinivia e ispirata, ma tutte le vicende degli ultimi mesi mi hanno allontanata da questo stato naturale.

Ho bisogno di mettere le mani nella terra. Di passare momenti tra le betulle, a guardare il tramonto rosa. Di tornare a camminare con il mio amore, la mattina presto, nel bosco sotto casa. Il mio corpo ha voglia di muoversi, di ri-sentire come prima. Prima dell'ossessione, prima della perdita.

Ho avuto il mio primo ciclo post-pillola. Mi ha ritardato di dieci giorni, e per qualche ora mi sono illusa di poter essere già incinta.
Ma va bene così: avevo bisogno di ricontattare il mio ciclo, la mia Luna. Ora sono tornata intera, sono nuova.

La medicina migliore è la Natura, sempre. E per natura intendo le piccole cose che si fanno dentro di essa: noi stessi siamo emanazioni della Natura, ma molto spesso ce ne dimentichiamo.

L'unico modo per ricordarselo è non pensare, ed immergersi nel ciclo naturale della vita. A contatto con la Natura. Una passeggiata nel bosco, alla ricerca delle prima Ortiche. Fotografare i crochi violetti. Abbandonarsi, con una tazza di tè, alla visione in technicolor del tramonto di fronte a casa. Cucinare con ingredienti semplici. Fare l'hennè ai capelli, e nel mentre impastare il pane. Osservare gli uccellini che mangiano i semini che, ogni mattina, lasciamo loro. Siamo diventati amici, io e gli uccellini. Non hanno più paura di me e si avvicinano anche quando sono vicina alla mangiatoia, sopra la legnaia.

Ho bisogno, come scrivevo tempo fa, di semplicità e di contatto con la realtà. Di vivere le esperienze attraverso il mio corpo, senza mediare con la mente.
Il corpo sa. Seguire l'istinto, come fanno i lupi, oppure le piante. Sanno quando è il momento giusto di sbocciare, e dove volgersi per essere invase di sole. 
Vorrei riuscire a vivere questo periodo, che per me torna ad essere un periodo anche di desideri, con l'intelligenza del corpo. 

Il corpo mi permette di stare nel presente. Di non vivere nel futuro. Di ascoltarmi, prendere il tempo per me stessa. Di accogliere, di attendere.

Credo sia un momento di decluttering generale: voglio tornare all'essenza, alla mia essenza, a quella che sono. 

Nel vuoto dimora la possibilità. Solo nello spazio aperto dentro di noi può accadere il miracolo, che sia una nuova idea, un nuovo progetto, un bambino, un amore.
Una ricetta, perchè no.

Voglio essere vuota e aperta, come una porta. Essere vuota e piena, significa lasciare che le cose mi oltrepassino, mi passino attraverso. Solo così posso essere di aiuto agli altri, oltre che a me stessa.
Così ascolto le piante, e i problemi di chi si rivolge a me. E così intuisco la pianta giusta per  quella persona. Solo essendo aperta, solo lasciando che il vento e la luce mi attraversino.

questo, magicamente, fa in modo che io sia più centrata, più accogliente, meno rigida.

La magia non è che lasciare che le cose accadano, lasciarle fluire dentro e fuori di noi.

*pianta della settimana: Borragine. La borragine mi insegna che posso lasciarmi toccare, avvicinare, coccolare. Con le sue foglie grandi e morbidissime, pelose, accoglienti, mi dice di lasciarmi andare alla fisicità, al contatto tra pelle e pelle. I suoi fiorellini azzurri, piccoli e caleidoscopici, mi ricordano che la bellezza sta nelle piccole cose. 

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mercoledì, marzo 11, 2015

Like an hurricane










Spesso da noi tira vento. Viviamo sopra un piccolo poggio, e quando tira vento qui tira molto forte. Per questo non mi sono preoccupata più di tanto, qualche sera fa, quando ho sentito il vento alzarsi.
Poi, verso l'una di notte, è andata via la luce. Anche questo è molto frequente quassù, quindi non mi sono persa d'animo e anzi, poichè non amo dormire con il buio completo, ho aperto le persiane di camera nostra, permettendo alla luce della luna di filtrare.

Solo al mattino mi sono resa conto di quello che era successo. Alberi enormi sradicati. Accasciati a terra come soldati dopo una battaglia violenta. Abeti altissimi, spezzati a metà, letteralmente, come matite. Rami ovunque, foglie, tegole. E, scendendo dal Poggio, tetti scoperchiati, macchine rimaste sotto agli alberi. Muri distrutti, cancelli divelti.

Fino alle dodici non potevamo nemmeno uscire dalla nostra stradina, bloccata in due punti da due alberi caduti. Uno, più precisamente, sulla mia macchina. Ho riparato i danni necessari (il finestrino rotto) e ho lasciato il resto da fare. Andando in giro, in questi giorni, vedo molte automobili ammaccate, accartocciate, senza un vetro, con il cofano rotto...tutte danneggiate da questo uragano.

Perchè, alla fine, abbiamo scoperto che era proprio un uragano: come nel Kansas, come nel mondo di Oz, un piccolo uragano è passato anche da noi.
E per fortuna era piccolo! Ha fatto tantissimi danni, non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se fosse stato più violento.

Noi siamo stati per 5 giorni senza elettricità: abbiamo ricoperto la luce tenue delle candele, il silenzio nella notte illuminata solo dalle stelle, il rumore dei generatori dei vicini, unico suono nelle notti buie.
Niente film, niente PC, niente libri se non letti faticosamente alla luce delle candele. Abbiamo passato qualche serata tranquilla, a chiacchierare ed a riposare, e le altre sere siamo usciti, approfittandone per incontrare cari amici.

Una delle mattine dopo l'uragano ho fatto un giretto, e ho scoperto i primi crochi della stagione: impavidi, piccoli e stellari, sono sbocciati tra i rami spezzati, sotto agli alberi divelti, tra le radici all'aria. Con il loro viola, ribelle e mistico, che nasconde un cuore arancio,  messaggero di buonumore e allegria. Come a ricordarci che il misticismo è reale solo se semplice, e solo se contiene anche la risata;  è questo il messaggio del croco, se lo ascoltiamo bene. Ci ricorda che sacro e profano sono sempre colleagti, che sessualità e spiritualità si fondono insieme e danno vita all'amore, che risveglia tutta la Primavera. Non per niente il croco è il primo fiore che sboccia, piccola fiammella premonitrice della primavera che arriva.

E' doloroso vedere molti degli alberi che conoscevo sin da quando ero bambina sradicati, buttati in aria come fuscelli. Allo stesso tempo, però, non possiamo far altro che accettare ciò che è accaduto, e rimettere insieme i pezzi. Come si fa sempre, dopo un uragano, ce sia reale o che sia metaforico, dentro di noi.

Si riparte dalle piccole cose: un fiore, una stesa di Tarocchi con un'amica, il taglio del sapone all'Iperico la mattina presto, quando fuori c'è il sole.

In questi mesi, piano piano, mi sono risollevata grazie a tutte le piccole cose che fanno parte della vita:  sono state proprio queste cose che mi hanno aiutata a mantenere la rotta, senza impazzire.
E passo dopo passo mi sono ripresa: oggi posso dire di stare bene, di aver superato quasi del tutto quei momenti terribili, di perdita, di smarrimento, di disperazione.

La primavera arriva sempre. E porta nuovi progetti, nuove sensazioni. Ho voglia di mettere le piantine nell'orto, e di tirare fuori i miei vestiti leggeri. Di cucirne altri, di andare a scovare nei mercatini dell'usato qualche abito che mi rispecchi per quella che sono: il mio stile, il mio messaggio. Vestirsi, come dice Milla, è un piccolo atto rivoluzionario che compiamo ogni giorno.

Non posso che essere perfettamente d'accordo.

Fanno parte delle belle scoperte di Marzo il programma OmmWriter, che consiglio a tutti di scaricare se amate scrivere. Non vedo l'ora di scrivere le slide per il mio corso di Fitoalimurgia!

Inoltre, mi hanno contattata per rilasciare una piccola intervista, che troverete domani tra le pagine di Starbene. E' sempre bello poter condividere la mia esperienza, e lanciare semini di autoproduzione. Sicuramente porteranno buoni frutti.

domenica, febbraio 22, 2015

Anfibi nell'anima

















Ho ripreso in mano un libro che avevo letto tempo fa, "Acque Profonde", di Etain Addey.
In questi giorni, in cui mi sento molto aperta e ricettiva, mi ritrovo perfettamente nel messaggio profondo del libro: essere anfibi nell'anima, avere una percezione sia pratica che magica, sia ordinaria che etra-ordinaria, sia razionale che onirica.

Tenere aperta la porta del sogno e del sacro. Solo ora capisco che per fare questo non bisogna fare niente: dobbiamo solo restare in ascolto, in ricezione.

Apro il libro, e subito nelle prime pagine si parla della madre di Etain, che prima di avere lei ebbe una bambina, nata morta. E dopo un anno, all'equinozio di autunno, la madre era di  nuovo incinta, stavolta di Etain stessa.
Sono immersa nella sincronicità. Sento parlare di parti, intorno a me, e gioisco; mentre leggo entra in negozio una donna, incinta, con la sua bellissima pancia, e quello che sento è comunione, come se fossi incinta anche io.

Restare anfibi nell'anima significa far entrare la magia nella propria vita: e farla accadere spontaneamente, senza bisogno di fare niente.

Se rimango aperta, la magia entra nella mia vita. Vedo tante persone, ogni giorno, chiuse, serrate, ognuna con il suo lucchetto personale.

Ora capisco appieno il senso del ricevere, come azione attiva e non solo passiva. Ascoltare, rimanere morbida, non irrigidirsi, aprirsi.

Basta abbandonarsi, lasciar andare e cogliere solo le occasioni del momento. Che possono essere semplicemente bere una tazza di tè, rastrellare le foglie in giardino, preparare con cura l'hennè per i capelli.

Diventare antenne per ciò che di magico, di sacro, può esserci in ogni giornata. Essere ricettive apre nuove strade; la chiusura, invece, stagna, riporta sempre agli stessi meccanismi, imprigiona.

E' da poco passata la Luna Nuova, in Acquario, il mio segno. E siamo anche entrati nell'anno Cinese della Capra! Io sono una Capra di Terra, e sono felice che sia arrivato il nostro momento :)

Ho passato il giorno della Luna Nuova a pulire il giardino. Mi sono svegliata presto, ho fatto colazione con tè verde e marmellata di mirtilli fresca, e poi sono andata in giardino.
Ho estirpato le ginestre, che avevano invaso molto terreno, lasciandone una bella fila per godere dei loro fiori gialli, e per attirare le api. Ho rastrellato foglie per ore, concentrandomi solo sul sole che riscaldava la pelle, sui fili d'erba appena accennati, sulle piante in boccio.

Con il mio vicino, un signore gentilissimo che ci ha regalato anche quello splendido cavolo nero che vedete in foto, abbiamo bruciato tutte le sterpaglie, a fine giornata.
Un falò magico, calmo, con volute di fumo candido. Dentro il fuoco ho bruciato idealmente tutto l'anno passaro. Ho terminato un ciclo e adesso posso ripartire, purificata.

Voglio vivere nel momento, e quando ci riesco è davvero appagante. I sensi si tendono, si riempiono, vibrano. Cerco di allontanare le aspettative, le preoccupazioni. Voglio vivere il presente, il qui ed ora.

In queste mattine di sole, dove divido i biscotti della mia colazione con Hero ed Eva. Dove stendo fuori la coperta colorata che ha lavorato mia nonna a maglia, che profuma di lavanda e sapone di marsiglia. Qui, ora, mentre cucino una torta salata con zucca, patate, petali di fiori e tanti semini.

Sto preparando anche il mio primo corso di Fitoalimurgia: questo il volantino, diffondete a chi credete sia interessato!



martedì, febbraio 10, 2015

Cura di Sè







Fuori tutto è silenzio. La neve ha ricoperto, un'altra volta, tetti, alberi, strade, camini. Sento solo il ticchettio dell'orologio, la stufa che scoppietta, la teiera che sobbolle.

Domenica si è chiuso un ciclo. Lungo, intenso. Doloroso, ma non nella maniera che ci aspettavamo. Abbiamo cercato di vivere giorno dopo giorno, ricercando un equilibrio. Sono arrivate cose nuove, altre (amate) se ne sono andate. Eppure siamo arrivati fino a qui. Fino ad ora.

Così vicina alla data che doveva essere quella del mio parto, io ho finito l'ultima scatola di pillola. Le avevo prese perchè, dopo l'aborto e con il vaccino contro la rosolia, non potevo rischiare di rimanere incinta.
Ma ecco, i sei mesi che ad agosto mi sembravano lunghissimi, interminabili, si sono sciolti. Piano piano, come sta facendo la neve al sole di stamattina. Gocciolando via, preoccupazioni, ansie, e anche piccole gioie.

Piccoli momenti incantati, dove rinnovo il mio amore per Andrea, il mio re delle Fate, il padre dei miei figli. Oppure, quando come domenica andiamo a fare un giretto in un paese vicino, e trovo l'ultimo libro di Stephen King, che non sapevo nemmeno fosse uscito. Sincronicità, momenti sospesi.

Il giorno di quella tragica ecografia, nel pomeriggio io e Andrea andammo alla Pieve Vecchia, a Prunetta. Un posto magico, una vecchia chiesa che conserva radici misteriose, pagane, potenti. Ci sedemmo lì vicino, stupiti, senza parole. Nel cielo volava un falco, sopra di noi. Volava altissimo, e io mi chiedevo come avrei fatto per tornare così forte, così piena di vita, io che avevo la morte dentro.

Domenica, il giorno in cui ho smesso la pillola, siamo tornati lì. Nella neve, nel silenzio. Purezza intorno a noi. E nel cielo, un falco. Forse lo stesso? Prima era appollaiato su un palo della luce, ci ha guardati un attimo, come per assicurarci che stessimo bene. Poi è volato ancora, nell'aria, con il suo grido roco e acuto, vibrante, nel cielo azzurro d'inverno.

Un ciclo si è chiuso. Da adesso, tutto può succedere.
Stamattina mi sono dedicata al mio altare. L'ho pulito, spolverato, cambiato la disposizione delle pietre. Rinnovato preghiere, desideri, pratiche. Acceso un incenso ed una candela. E ho messo neve fresca in un piccolo contenitore, perchè si sciolga piano piano e mi ricordi che tutto scorre, si trasforma, passa, diventa qualcos'altro.

Prego che il mio desiderio rimanga un desiderio e che non diventi aspettativa. Spero di vivere i prossimi mesi nella pienezza, e non nell'attesa sterile, deprimente. Come è già accaduto.

Che il mio desiderio diventi realtà in maniera spontanea, vitale, dolce. Come la neve che diventa acqua, e goccia, e vapore, e di nuovo pioggia e nutrimento per il seme.

Ho iniziato ad usare i meravigliosi Balsami che vi dicevo la volta scorsa: mi prendo cura di me. Non credo di averlo mai fatto, prima, con questa dedizione e serenità, con questa pace.

Voglio imparare a non disperdere, ad agire solo dove voglio che vada l'energia, ad incanalare la mia potenzialità. Restando aperta...quella è la cosa più importante.


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mercoledì, febbraio 04, 2015

La teiera rossa








Metto su un’ altra teiera per il tè verde. La mia nuova teiera è rossa, di smalto. Mia madre ne aveva una identica, era gialla. Gliela aveva regalata mia nonna. L’aver trovato una teiera simile a quella, in questo periodo, mi sembra una fortunata coincidenza.

Sento mia madre vicina, in questi ultimi tempi. Camminavo sotto il sole, l’altro giorno, per andare a casa di un’amica, e l’ho sentita, distintamente, vicina a me.

Forse risolvere i nodi che avevo nei confronti della maternità me l’ha resa più vicina. Una parte di me è maturata, come una mela rossa e succosa. E’ la parte di me donna-adulta, recettiva, mamma.

Sento magia nell’aria. Lo dico piano, sottovoce, per non turbare l’incanto. Nonostante le arrabbiature, le giornate storte, i problemi e la ricerca continua di equilibrio, percepisco nell’aria intorno a me una sorta di luce. Mi sono rilassata. Lascio scorrere le cose, senza troppa ostinazione.
Oggi nevica, la neve ha scombinato molti dei miei programmi. Eppure non riesco ad arrabbiarmi troppo, perché sento comunque protezione attorno a me.

Le cose vanno come devono andare, andranno come dovranno andare.

La pasta madre riposa vicino alla stufa. Ho cucinato lenticchie rosse speziate per pranzo, e acceso qualche candela per farci compagnia, in questo pomeriggio nevoso.
Tra poco andrò a fare una passeggiata, per vedere se le strade sono libere. Cerco di mantenere i pensieri ed il cuore leggeri.
Mancano pochissime pillole, l’ultima scatole di pillola. Finirò il giorno che sarebbe stato il giorno previsto del mio parto. Anche questo, mi sembra un buon segno, magico, sussurrato appena.

Intanto, è passato Imbolc. A causa della neve non sono potuta andare alla meditazione del grembo, alla quale tenevo moltissimo. Sarà per la prossima volta.
Ho ritrovato il gusto di fotografare le piccole cose, gli attimi di bellezza, come spiega magistralmente Daniela nel suo ultimo post.
E anche quello di cucinare lentamente, con gusto. La pasta madre è sempre più viva (l’hai messa in buone mani, Silvia!), e non appena ho qualche ora libera mi metto ad impastare, fare conserve, cucinare torte.

Ieri sera abbiamo cucinato e messo in conserva il Chutney di mele e cipolle rosse: avrei voluto fare una foto ma la luce adesso è calata…intanto vi scrivo la ricetta, che ho realizzato fondendo varie ricette trovate qua e là.

Chutney di Mele e Cipolle di Tropea

4 mele gialle
4 cipolle di tropea
12 bacche di ginepro
Un cucchiaino di semi di pepe misto (rosa, nero, verde)
Due cucchiaini di Garam Masala
10 cucchiai di zucchero integrale di canna
2 tazzine colme di aceto di mele (più un’altra mezza tazzina a metà cottura)

Taglia le cipolle e le mele, le prime sottili, le seconde a tocchetti. Prendi una bella pentola di coccio, se ce l’hai, oppure una pentola normale, e tosta per qualche minuto le bacche di ginepro, il pepe ed il garam masala. Senti che profumo che si sparge per la cucina…un profumo dolce e speziato, caldo, perfetto per le fredde sere invernali. Aggiungi quindi le mele e le cipolle, lo zucchero e l’aceto. Mescola bene e lascia cuocere, a fuoco lento, per un’oretta. Senza coperchio. Ogni tanto, quando passi di lì, mescola il chutney: fosse solo per il profumo libidinoso che sprigiona ad ogni mescolata.

Non appena vedi che le mele e le cipolle si sono fuse, diventando una specie di marmellata agrodolce, spegni il fuoco e invasetta subito, a caldo.
Come dice mia nonna, metti i barattoli a testa in giù, aspettando che i tappi facciano “click”.
Una volta aperto, il chutney si conserva in frigo per uno-due mesi.

Perfetto con il riso basmati, con le polpettine di ceci, come salsina per i panini, come pinzimonio. 

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martedì, gennaio 27, 2015

La mia Imperatrice


Le mie sensazioni interne stanno cambiando. In questo periodo mi sento ricca. Generosa, Ho bisogno di dare, e mentre mi dono ricevo, allo stesso momento. Sento amore intorno a me. E' come se una porta chiusa a causa di risentimento, rabbia e privazione si sia finalmente aperta.

Quando vedo una donna incinta, gioisco per lei. Mi sento quasi incinta anche io. Lo so, è assurdo. Eppure mi sento in questa energia.

Questo bambino misterioso, che prima sfuggiva, adesso è come se mi parlasse. Sento che è vicino. La mia sensazione buono è che il posto giusto, per me adesso, sia nell'amore vissuto con Andrea, nella nostra casa (che a breve ristruttureremo ed allargheremo...CasaEdera diventa un pochino più grande!), nella cura della Terra. Non ho più paura di accudire, di coccolare, di proteggere.



colazione, con calma e litri di tè verde

Anzi: sento che quella è la mia giusta dimensione.
Insieme ad una creatività ritrovata, che prende di nuovo vita e forza dalla Natura, dalle mie erbe, dai fiori e dagli alberi.

Parallela alla mia immersione nello studio dei Tarocchi, mi aspettano serate da trascorrere con i miei libri di fitoalimurgia. Voglia raccogliere, riconoscere con esattezza, cucinare, trasformare.

E condividere tutto questo con OrzoLuna, che si sta risvegliando con nuove attività.


I miei deodoranti naturali in preparazione

Si è risvegliata una parte di me molto creativa; la sua energia è direzionata verso attività pratiche, reali. Riconoscere una pianta, raccogliere i germogli, tingere la lana con una corteccia. Progettare il nostro orto, impastare il pane la mattina presto, tagliare le mele per una torta. 

Il lavoro che sto facendo mi sta insegnando una grande cosa: quanto io sia fortunata a vivere come vivo. Fuori dalla città, dalle logiche del consumismo sfrenato. Fuori moda, con fierezza. Con i miei tempi e le mie priorità. Vedo passare tutto il giorno donne vestite con noncuranza, che si trascinano dietro bimbi urlanti e stanchi di andare in giro per negozi. Ragazzine di 12 anni già con la ricostruzione delle unghie. E, non so se ci avete fatto caso, vedo persone vestite più o meno degli stessi colori.




Grigio, nero, blu. Colori scuri, pochi colori pieni, accesi. Gonne strette o corte, scomode. E scarpe ancor più scomode. Io sono per i colori, per la moda comoda e personale. Non capisco come possano andare tutti in giro con gli stessi pantaloni (felpatini-grigio-scuro) o con le stesse giacche. Come se indossassero tutti un'uniforme, scomoda per giunta.

Andrea mi ha regalato, per il mio compleanno (domani!) un meraviglioso vestito anni Settanta color ciclamino. E poi, per la guarigione completa del mio ventre, i meravigliosi Balsami di Remedia. E per coronare il mio risveglio, il 3 Febbraio parteciperò ad una Meditazione del Grembo insieme ad altre donne, a Prato. Evviva! 


                        
Gli splendidi mici della mia amica Nata Di Marzo

La mia Imperatrice ha le mani nella terra, fino ai gomiti. Cerca spazio per nuove piantine, e la mattina si riempie la gonna di semi di girasole per farli mangiare agli uccellini. Tra i capelli ha fiori di Achillea, di Sambuco, di Iperico e Violette Selvatiche. Ha un vestito rosso, ed uno scialle azzurro e argento, come il cielo stellato. Ride di gusto, e mangia pane con il pomodoro e il basilico, annusando bene il profumo. 
Ed è pienamente, gioiosamente, completamente incinta.
Se ne sta con la pancia sotto il sole estivo, i piedi tra le foglioline di trifoglio nano, seminato a fine inverno.

Ecco, se mi devo immaginare, per come sono dentro, adesso: mi sento proprio così.


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martedì, gennaio 20, 2015

L'Abete mi accompagna



Cammino al mattino, e mi imbatto in fresche gemme di Abete. Profumatissime, ne prendo una tra le dita e sfrego, e il profumo balsamico di questo meraviglioso albero mi accompagna lungo il bosco.
Verrò a raccogliere le gemme, e ne farò sicuramente unguenti magici, per il raffreddore e per riconnettersi all'energia saggia e cosmica di questo Albero.
Mi metterò in ascolto, per sentire che cosa ha da raccontarmi. Dove può guarire, che cosa proteggere.

Mi sto riappropriando del mio tempo: tempo libero, al di fuori del lavoro. Ridimensiono tutt le cose, e sistemo le giuste priorità. Resto aperta e ricettiva.


Gemme di Abete vicino casa

Questa nuova me, risorta dalle ceneri dell'anno passato, dall'esperienza dell'aborto, mi stupisce. E' più tranquilla, dà tempo al tempo. Allo stesso tempo è molto, molto anticonformista.
Mi sta venendo fuori una vena ribelle che pensavo di aver dimenticato, relegata ormai negli anni della prima giovinezza.

Ma ehi, sono ancora assai giovane. E mi sono ripresa i colori, la fantasia, le fate tra le foglie degli alberi.
Non ho bisogno di forzare la mia creatività, perchè se ne esce da sola, libera.



Nelle piccole e nelle grandi cose: nei progetti per il futuro, in questo senso di maternità spontaneo, non forzato e non desiderato, ma semplicemente accettato; nei nuovi punti che imparo ad uncinetto, e nel nuovo testo che andremo a mettere su con la mia compagnia; nelle passeggiate respirando aria pulita, e nel mio lavoro.

A proposito di questo, e delle lezioni che tengo alle ragazze sui cosmetici...ecco una ricettina provata, sperimentata ed approvata:

Panetto detergente all'argilla e mandorle (fonte: Questo lo faccio io! di Francesca Nicoletti)



50 grammi di argilla bianca
30 grammi di farina di mandorle
oleolito di Calendula q.b.

Mescolate in un contenitore le polveri, aggiungendo oleolito fino a formare una palla bella solida.
Conservate in un barattolino, e utilizzatelo per detergere la pelle del viso una volta alla settimana.

Staccate un pezzettino del composto, ammorbiditelo con acqua tiepida e passatelo sul viso.

P.S. : Bimbe, se mi leggete...domani facciamo questo ed il sapone! ;)

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