lunedì, giugno 16, 2014

Aspettative



  365.46 the Elder's appearence
il mio album completo qui



E' passato un sacco di tempo dall'ultima volta che ho scritto qui. Tempo impiegato a fare mercati, produrre saponi e candele come mai negli ultimi periodi. Tempo dedicato alla mia amica sorella, che è venuta a vivere, per quattro mesi, vicina vicina a me, la mia Polly con la sua piccina, la mia nipotina adorata. Una felicità incommensurabile, averle così vicine: non mi sembra ancora vero.
Tempo passato a riflettere, ad osservare da vicino le visioni che mi passano per la mente, a scegliere vestiti e location per le mie foto. E sicuramente tempo passato davanti a Photoshop, ogni volta imparando qualcosa di nuovo. Come usare i pennelli, come dosare la forza della gomma, come disegnare le onde del mare. Come cambiare colore ai vestiti, come aggiungere o togliere pieghe e tessuto, come rendere visibile la mia immaginazione.

E tempo passato a studiare le mie muse ispiratrici: Brooke Shaden, Lissy Elle Laricchia, Lara Zankoul.

Aspetto da un mese che Amazon mi recapiti un libro fondamentale, credo, per il mio cammino artistico appena iniziato: Inspiration in Photography. Non vedo l'ora che mi arrivi!



Inoltre, mi è tornata tantissima voglia di autoprodurre. Ultimamente, anche grazie ai miei pensieri deprimenti e tristi sul discorso gravidanza mancata, avevo un pò abbandonato tutto il lato pratico delle attività casalinghe. Ho lasciato nella sua scatola di legno il mio uncinetto, la pasta madre la rinfresco pochissimo...Insomma, ho lasciato andare un pò di cose Ma adesso credo sia giunto il momento di riprendere le fila delle mia attività: l'orto quest'anno è florido come non mai, a parte il brutto tempo di ieri e di oggi che ho paura mi danneggi le zucchine, tutto è in ottima forma. Aspetto il sole ed il caldo estivo che c'era nei giorni scorsi, sperando che torni presto.



fragoline appena raccolte dall'orto, a piedi nudi, sulla terra calda di sole

In questo periodo mi ha anche accompagnata un mantra, di quelli magici. Me ho ha regalato lo PsicoMago, che sa sempre cosa dirmi, che cosa funziona per me. 
Non avere aspettative. Essere aperta al mondo, abbandonarsi, e non avere nessuna aspettativa.

Queste semplici parole, anche abbastanza banali, riescono a sciogliermi qualcosa dentro. Quando sento che mi assale l'ansia, che l'orologio biologico ticchetta e non ci sono ancora novità, io mi ripeto questi semplici concetti e sento qualcosa dentro che si calma, e che si apre, si scioglie.

Questo mi consente di vivere nel momento, nel presente. Di viverlo appieno. Certo, non sempre ci riesco. Spesso è difficile e mi faccio prendere dal solito vortice di pensieri, ma è sempre più breve il momento in cui sono intrappolata nei pensieri negativi.

Riesco ad uscirne molto più rapidamente di qualche mese fa.

L'altra sera, anche Julie era qui da noi, in una sua tappa toscana, e parlavamo di tante cose, tra qui ovviamente la maternità. Lei mi ha detto che una sua amica, che anche lei cerca più o meno d quanto cerco io, fa proprio come me: ha deciso di incanalare tutta la sua energia in qualcos'altro, aspettando che le cose accadano.

Non avrei mai detto che la mia strada fosse quella della fotografia, e chissà, forse non lo è nemmeno. Non ho nessuna aspettativa, per quanto concerne questa nuova via: so solo che quando faccio foto, e le rimodello, e le immagino, niente mi tocca o mi disturba. Sono immersa completamente nel ciclo creativo, e sto davvero, davvero bene.

365.40 The Right Path
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mercoledì, aprile 30, 2014

il paradosso di Schrödinger





Quanto è difficile capirci qualcosa. Forse come dice lo PsicoMago, non c’è molto da capire. Anzi, non c’è niente da capire, e questo me lo dice anche Andrea. Il fatto è che la vita è un miracolo, che la vita è un mistero. Che la vita, come la morte, non si controlla.

Non appena faccio una pausa dal lavoro, leggo. Leggo storie di donne, molte come me, che vogliono un figlio ma ancora non ci sono riuscite. C’è chi ha problemi oggettivi, chi invece ha tutto nella norma, ma che questo figlio non arriva. Noi fortunatamente non abbiamo nessun problema fisico, eppure ancora viviamo in questa attesa. Ognuno a suo modo.
Leggo anche molte storie di donne che invece i figli non li vogliono. Che hanno deciso, naturalmente, di non averne. Invidio molto queste donne. Loro non conoscono lo struggimento, il dolore, la rabbia e la frustrazione che si prova, mese dopo mese, nel vedere che la Natura fa quello che vuole, non asseconda i desideri ma agisce solo a momento giusto.

La ricerca di questo figlio mi mette davanti alla ineluttabilità e anche alla irrazionalità della vita. Non si può far crescere una piantina di pomodoro solo perché lo si desidera. Non basta stare accanto alla pianta, giorno dopo giorno, e volere con tutte le forze che quella cresca. E’ un processo naturale, e per questo, per sua stessa natura, imprevedibile ed irrazionale.

Sento l’esigenza fortissima di lasciarmi davvero andare. Al di là di questa ricerca, al di là di un possibile figlio. Voglio lasciarmi andare al flusso della vita, imparare a fluire. Non ne posso più, davvero, dei pensieri che ossessivamente tornano, e che mi parlano di assenza, vuoto, incapacità. Voglio godermi la vita, e questo momento. Il mio amore, la mia casa, i nostri cani. L’orto, il mio lavoro, nuovi progetti. Un’estate che finalmente è alle porte.
Capisco che abbracciare il proprio bambino, farlo crescere ed accudirlo sia una delle gioie più profonde della vita. Sono circondata da mamme e da bambini, e molti di questi sono meravigliosi. Ho tanti nipotini speciali, e mi sento piena di amore nei confronti di questi cuccioli, figli delle mie amiche, pezzettini di cuore, di anima. Però inizio anche a vedere quanto la mia vita sia comunque piena di amore. E che è bello poter dormire la notte, oppure perdersi a scrivere un post lunghissimo, o impiegare due ore per fare una foto e ritoccarla. Cucinare una cena speziata e profumata, e mangiarla tranquillamente sotto la pergola, con la luce della sera che ci accarezza. Fare l’amore con calma, la mattina. Amarsi e volersi bene, imparare a stare insieme nonostante il tempo, la quotidianità, i piccoli problemi. Poter cambiare programmi, un pomeriggio, e magari uscire per una passeggiata e per andare a trovare un’amica. Impegnarmi in un lavoro creativo, si, ma anche molto impegnativo. Dedicare tempo ai miei figli a quattro zampe, portarli fuori nel bosco, a passeggiare, parlare con loro e far loro le coccole. Ridipingere tutta la casa, inventare nuovi colori.

L’arrivo di un figlio credo che scardini completamente tutta la vita. E che nonostante tutto sia una felicità incontenibile, simile all’innamoramento dei primi giorni. Mi ritroverò anche io, a fissare mio figlio e le sue manine. Nel frattempo però, voglio davvero smettere di pensare. Di logorarmi, di struggermi di fronte alle pance altrui. Voglio immergermi nella vita di ogni giorno, assaporarne il gusto fiorito. Imparare a non temere più l’acqua, perché è quella che cullerà mio figlio, dentro la mia pancia.
Non avere più timore delle donne che sono già incinte, o che sono neo mamme: non sentirmi esclusa, da meno, incapace, ma accordarmi con la loro energia. Non sono ANCORA incinta, ma lo sarò a breve.

Allo stesso tempo, forse non lo sarò mai. Questo momento della mia vita è riassunto felicemente nel famoso paradosso di Schrödinger. Mi sento come se volessi avere un figlio, oppure no. Insieme, nello stesso momento. Sento un forte istinto materno , e allo stesso tempo un desiderio di mantenere la mia libertà, e la possibilità di creare altro che non sia un figlio.

Guardo con ammirazione alle donne-mamme, che parlano dei loro figli, che li allattano, che con dedizione completa contribuiscono alla loro crescita. Che mettono tutto da parte, anche loro stesse, per queste giovani vite. Ma guardo con curiosità anche alle donne-non-mamme, che sono madri di progetti artistici, di  idee, di libri, di loro stesse. Che viaggiano, che hanno una storia d’amore anche solida, che non dipende dal fatto di mettere al mondo dei figli.

Non so da che parte stare, o meglio, sono da tutte e due le parti. Come l’atomo, deceduto o meno. In un mondo sono mamma, nell’ altro no. Mi sento lì, in quel confuso limitare.
E so che la soluzione è semplicemente immergermi in quel flusso, che così tanto mi spaventa. Immergersi, alla vita, nei giorni, sott’acqua, dove sembra quasi di volare.

Quando fluisci, ti muovi continuamente all'interno del pericolo, perchè ti sposti in continuazione dal conosciuto nell'ignoto, da ciò che è familiare a ciò che è estraneo. Il sentiero tracciato viene perennemente lasciato alle spalle,  ci si addentra continuamente nell'inesplorato. Nulla è prevedibile, non si può mai sapere...e la mente è abile e astuta solo per ciò che concerne il passato, perchè lo conosce . E' estremamente colta con ciò che è familiare, è furba ed efficiente rispetto a ciò che conosce; con ciò che è sconosciuto, estraneo, è impotente: non sa nulla di nulla.
In quel caso ci si sente ignoranti; quella è la paura! Si deve apprendere momento per momento, ma è così che si impara. Più ti addentri in ciò che non ti è familiare, più apprendi: il sapere diminuirà, ma aumenterà la conoscenza, la capacità di comprendere è ciò che conta e ha valore : ti dona l'essere.

Non amo Osho, ma queste parole le trovo davvero appropriate.

Un’ultima cosa, rivolta alle neo-mamme: ragazze, non abbiate timore nel coinvolgere nella vostra esperienza di maternità le vostre amiche vicine, che desiderano figli e che ancora non ne hanno. A volte chi rimane incinta ha una sorta di imbarazzo, o di timore, nel condividere la gioia della maternità, ma anche le difficoltà e le esperienze con amiche che magari desiderano figli e che non ne hanno. Per paura di ferirle, per paura di essere coinvolte nel loro dolore, forse, in un momento delicato come quello della gravidanza. Io posso dirvi, da donna-ancora-senza-figli: per noi non c’è cosa più dolorosa che sentirsi escluse dal circolo delle mamme. A me fa piacere sentirmi coinvolta, e anche se non ne so niente di pannolini, pappine e allattamento, posso comunque ascoltare, apprendere, imparare, accordarmi con quell’energia.

Magari non per tutte è così, c’è chi soffre nel sentirsi coinvolta in questa cosa che ancora non accade. Anche io mi struggo, quando vedo donne incinte che non conosco, magari. Ma è anche vero che l’energia agisce per conformità, e che se si desidera una cosa dovremmo comportarci come se quella cosa fosse già accaduta.
Imparare a conoscere, studiare le altre mamme: lasciarsi trasportare, osservare la vita che scorre dentro di loro, e che cresce. Non percepire le donne-mamme come aliene o altro da noi; ma accoglierle, per accogliere la parte di noi che diventerà madre.


Ne approfitto anche per augurarvi un felice Beltane: vorrei passare quei giorni di festa nell’orto, con le mani nella terra piena, a trapiantare piantine di pomodoro e zucchine,  a seminare ravanelli e insalatine: speriamo che non piova! 


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giovedì, aprile 17, 2014

365 (più o meno)


Mi sono messa davvero d'impegno in questo progetto 365: ed insieme a questo, direi anche in conseguenza, Photoshop non è più così ostico. Ho imparato un pochino a gestire i livelli, a scontornare le foto usando i canali e le maschere, a regolare luminosità e contrasto, insomma: ancora sono agli inizi, ma non mi assale più il panico quando sento parlare di livelli di PS ;)



Devo ancora imparare tantissimo, ma dedicandomi alla rielaborazione fotografica ogni giorno, anche solo poche decine di minuti, imparo sempre di più.
Mi sono accorta che manipolare le foto per me è un pò come dipingere: non sono brava a disegnare, e finalmente ho trovato uno strumento che mi permette di rendere per immagini quello che sento, quello che immagino.

Ci vuole pazienza, tempo, e ci vogliono anche idee visionarie: le ultime le ho sempre avute, e non mi sembra vero poter finalmente renderle visibili agli altri.

Comunque, a circa un mese dall'inizio di questa avventura, posso dirmi soddisfatta: vediamo che cosa porteranno i prossimi tempi.



Sono successe altre belle cose in questo mese, e vorrei farne una lista, come di solito fa la cara Daniela:

- è nata la figlia di una delle mie amiche più care: una pezzettina adorabile, tutta rosa, già vispa e intelligente, cuore di zia. Benvenuta piccola Elettra, ti abbiamo sognata e attesa e ora sei qui!
- è tornata la mia Polly, con la piccola Zelda, la mia nipotina adorata, la mia bambina magica, che tanto ha da insegnarmi. E finalmente ho la mia amica vicina, qui, a due passi: anche se so che è sempre con me, anche quando è lontana.
- i ciliegi selvatici sono tutti in fiore, così come la Lunaria, l'Alliaria, il Tarassaco, i Ranuncoli...uscire fuori equivale ad immergersi in un'esplosione di colori, profumi,luci...che vorrei fotografare tutto, in ogni istante, e poi finisce che non lo faccio perchè è così bello che non ci entra, nella macchina fotografica
- ieri sera sono stati a cena da noi mia sorella ed il suo ragazzo, e ho cucinato una cremina di patate ed asparagi davvero buonissima: è bello questo rapporto ritrovato con mia sorella, che se non la vedo almeno una volta alla settimana mi dispiace: pensare che per anni siamo state così lontane! La nostra mamma sarebbe davvero felice di questo.
- qualche sera fa, abbiamo passato una serata davvero bella, incontrando per caso amici in giro per la nostra città, finendo ad una mostra interessante, imbattendoci in musica speciale, chiacchierando e lasciando che la serata si snodasse in libertà.



Questa ultima esperienza mi riporta anche a quello che mi ha consigliato l'ultima volta il mio Psic, che chiameremo PsicoMago grazie alle sue facoltà intuitive incredibili.

Devo imparare a lasciare andare il controllo, ed affidarmi alla parte irrazionale di me. Utilizzarla per affrontare le cose della vita, le problematiche, i rapporti. Imparare a non gestire troppo, a non decidere troppo, ma a lasciarmi fluire, a lasciarmi andare, a vedere la magia intorno a me.

Io ho la facoltà di consigliare agli altri questo, di vedere ciò che è irrazionale e magico nelle altre storie...ma mi è molto difficile approcciare la mia vita con questa visione.

Ed ho conseguentemente pensato che i miei anelli di Weiss, le miodesopsie che intralciano la mia visione, altro non siano che un messaggio del mio corpo, che mi suggerisce di guardare più in là, di vedere l'invisibile, di non voler sempre capire e spiegare, ma di essere liquida, morbida, rilassata.

Quando rilasci il controllo, mi sembra anche di percepire di meno queste fastidiose ragnatele e filamenti: e piano piano, a volte, neanche mi accorgo di averle.

Imparare ad essere terra, e non solo fuoco; ad essere acqua, e non solo aria.

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venerdì, marzo 21, 2014

Riscoperta


Dicono che quando hai voglia di scrivere dovresti farlo senza aspettare un attimo. Io sto pensando a questo post da vari giorni, e forse ho aspettato troppo.
Ma ci provo lo stesso.

Sono in una fase davvero costruttiva. Grazie al MagicoPsic, che con una sola seduta (per ora) ha già fatto luce in me, dandomi una lanterna per illuminare i miei passi (e, tornando alle carte, ecco che mi si fa chiara la Lamina dell'Eremita, che è alla ricerca di Sè, o delle sue parti mancanti), finalmente i miei pensieri hanno preso un'altra onda.

E' come se mi avessero sostituito una scheda operativa nel sistema: non penso più alla gravidanza come ho fatto nell'ultimo anno. Che cosa è successo? Non ne ho idea. Davvero! So che devo lavorare su alcune parti di me, e che ho voglia di fare foto. Di imparare (udite udite) ad utilizzare Photoshop.

Andrea me lo suggerisce da circa un anno, ma io ho sempre avuto una sorta di resistenza. Ho paura che sia troppo complesso. Ma, poichè voglio imparare ad affidarmi totalmente alle cose, ho deciso di tuffarmi anche nel mare di Photoshop. Vediamo che cosa ne verrà fuori.

Il desiderio di un figlio c'è ancora, certo, ma non occupa più tutta la mia mente. Anzi. Si è ridimensionato, e non provo più dolore quando incontro per strada una donna incinta. Mi dico che bella, chissà come sarò io quando mi accadrà, o cose simili.

Sto imparando ad andare al mio ritmo interno. Che significa andare veloce come vuole andare la tua parte più lenta. Capisco che non dobbiamo forzatamente costringerci ad uno schema prestabilito, per non rimanere indietro. Ogni cosa a suo tempo.




Intanto vado per boschi a raccogliere Violette e Stellaria, con le prime sto preparando un oleolito, con la seconda ho in mente qualche ricettina da provare. Esco ogni giorno con i cani, Eva è bravissima anche senza guinzaglio e la lascio correre nel boschetto vicino casa.

Oggi pomeriggio farò foto ad un'altra amica e Sorella, a lei ed alla sua bimba meraviglia. Ho scoperto una fotografa fantastica, mi sta dando ispirazione su ispirazione.
Ho aperto la mia pagina flickr, se volete dare un'occhiata a tutte le mie foto, o se volete seguirmi, ne sarò felice! Ho iniziato a seguire il progetto 365, un progetto stimolante che prevede che tu ti faccia una foto al giorno, e che pi la pubblichi e la condivida sui vari social, sul tuo blog, su flickr, etcetera.
La trovo una cosa molto stimolante: credo che imparerò moltissimo da questa esperienza. Qui il set del mio progetto 365.

Oggi è il primo giorno di Primavera. Sento che sarà una stagione meravigliosa.


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mercoledì, marzo 05, 2014

Giudizio e Vocazione





Ultimamente, quando interrogo i miei adorati tarocchi, spesso mi trovo davanti questo Arcano. E anche le mie amiche, che ogni tanto mi leggono le carte, trovano questo Arcano per me. Anche senza saperlo, tirano su le stesse carte, da un certo periodo in qua.
Il Giudizio, l'Asso di Coppe, il Matto.
L'Imperatrice.

Ci leggo buoni presagi, certo. Ma è su questa carta, sul Giudizio, che stamattina è volata la mia riflessione.
Ho alzato su tre carte molto significative per me: il Diavolo, il Giudizio, L'Imperatrice.
Per coronare i miei desideri, devo abbandonare le catene dell'ossessione, fidarmi dell'intuito, seguire la mia vocazione.

La carta del Giudizio esprime sia una rinascita che un rinnovamento (ma anche una vera e propria nascita); allo stesso tempo la Lamina consiglia di dedicarsi alla propria vocazione. Se quello che desideriamo ardentemente non è ancora accaduto, significa che non è il tempo giusto. E che dobbiamo seguire la nostra vocazione, questo è il tempo dell'ispirazione, della concretizzazione del percorso evolutivo.

Seguire la nostra vocazione. 
Io ho sempre saputo che strada seguire. Prima, dritta davanti a me, la strada del Teatro. Sapevo che mi avrebbero preso alla Scuola, ero molto determinata e sicura al 100%. Sapevo di essere portata a quello, a stare sul palcoscenico.
Mentre adesso, dopo tanti anni, mi trovo meglio in questa nuova esperienza di piccola regia che sto portando avanti con un gruppo di giovani attori. Non per questo rinnego il mio lavoro di attrice, ma sento che quella non era la mia vocazione principale.

Pensavo di averla trovata quando ho deciso che avrei studiato Erboristeria. Mi sono iscritta all'università che ero già grande, avevo 24 anni, sotto lo sguardo incredulo degli amici che mi sconsigliavano, visto che era una facoltà scientifica, che con gli studi del Liceo Classico come sare riuscita a sostenere tutti quegli esami...e invece, convinta e determinata, ci sono riuscita, nei giusti tempi.
L'esperienza con il mio negozio, la vita da erborista-commessa comunque non mi esaltava. Anche se mi manca molto quel negozietto profumato, ed i barattoloni carichi di erbe. Ma, come dire, quella non era la mia profonda vocazione.

Eppure le erbe sono un mio grandissimo amore, un rifugio, un luogo sereno dove trovo pace e dove mi sento accolta.

Mi ritrovo adesso, a 35 anni, che mi sembrano così tanti, senza sapere bene quale sia la mia vera vocazione.
Amo il lavoro che faccio, e sono fortunata perchè faccio un lavoro che amo. Ma in questo lavoro non esprimo totalmente la mia vocazione profonda, anche se questo lavoro, marginalmente, mi permette di restare a contatto con il mondo herbano.

Per questo appare sempre quella Carta, che così bene mi pre-vede,  che mi suggerisce che ancora non ho trovato la mia vocazione. Forse per paura del Giudizio altrui, o del mio stesso giudizio? A volte mi sento troppo grande per iniziare qualcosa di nuovo, e allo stesso tempo troppo inesperta di fronte agli altri che già hanno intrapreso la giusta strada, la loro vera via.


Forse la nostra vera vocazione sta nascosta nelle cose che facciamo semplicemente.
Senza aspettative, ma con un fluire di energia creativa che va esattamente dove deve andare.

Per me questo accade quando scrivo, quando scatto foto, quando cucino, quando lavoro con filati e uncinetto.
E anche quando penso al mio orto, e quando lavoro la terra.
Fondamentalmente, accade quando faccio le cose con le mani. Ma non per lavoro, solo ed esclusivamente per piacere.

E che razza di vocazione è? Sento già la voce del mio Critico Interiore che mi dice :
"Mica ti vorrai mettere a scrivere a questa età?  E che cosa vorresti fare, sentiamo, un libro fotografico senza nemmeno una macchina fotografica semi-professionale? Cucinare, ahah! Ma da quando in qua è una vocazione, che vuoi, aprire un ristorante? "

Quindi, prima di tutto devo scavalcare queste insopportabili critiche mosse da me stessa.

Poi, chissà. Esplorare nell'inesplorato proprio perchè così immediato e semplice.

 Piccola nevicata vicino a casa

 Tramonto di fronte a CasaEdera

 Cremine adesso in viaggio per un profumatissimo baratto. Grazie Silvia!



La mia Quercia.

Ultima cosa, ma non meno importante: è finalmente tra le mie mani questo libro. Illuminante, essenziale per la mia crescita, ovunque mi porterà. Vi consiglio vivamente il suo sito, ed in special modo la storia intitolata Pirouettes, che è stata la ragione per la quale io ho comprato questo libro magico. 


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venerdì, febbraio 14, 2014

(anti)conformismo



Quando eravamo al Liceo, si andava a scuola la mattina tutti truccati di nero. Io ero la fidanzata immaginaria di Robert Smith. Per questo, ogni mattina passavo un quarto d'ora a truccarmi gli occhi, ombretto nero ovunque, gonna lunga nera, borchie e borchiette. Capelli cotonati alle feste danzanti la sera. Rossetto rosso, un po' sbavato. Andavamo a queste serate dark, e tutti erano vestiti di nero, con i capelli  improbabilmente gonfi, con i tacchi a spillo, il latex per i più audaci. Ci sentivamo molto anticonformisti, rispetto a tutto il mondo fuori. Ascoltavamo (ma io li ascolto ancora, eh) i Cure, Siouxie and the Banshees, i Joy Division ed i Bauhaus. In quel periodo lessi Fluo, il primo libro di Isabella Santacroce. Mi ricordo di una frase scritta lì dentro,  il giorno sarà troppo impietoso con le nostre facce sconvolte dal trucco disfatto e la donna di chiesa avrà sguardi cattivi per noi che in fondo viviamo come le stelle in un mondo buio e lontano. 
Che, lasciando perdere poi la produzione letteraria successiva della Santacroce, che  non ho più amato, direi rispecchiasse esattamente come ci sentivamo.

Diversi da tutti, uguali però tra di noi. 

Insomma, una sera io decisi che mi ero davvero stancata di andare a queste serate vestita di nero. Mi misi una mini di latex rosa, una maglia mi sembra di ricordare gialla, ed un improbabile pellicciotto sintetico color viola elettrico.
Mi guardarono tutti malissimo. Cioè, ero sempre la stessa, ma ci fu chi non mi salutò, quella sera.


Prato, Febbraio 2014

Con quella serata, finì l'epoca dei miei vestiti neri, e mi votai ad una caleidoscopica e confusionaria moda, solo mia. Nel tempo poi ridefinita e aggiustata, perchè le attrici devono vestirsi bene, mi dicevano, oppure perchè ero davvero troppo eccessiva. 
Alcuni capi di vestiario non so come facessi a metterli.

Questo episodio, però mi insegnò molto sulla mia vera natura. Quando mi sento stretta in un ruolo, molto spesso decido di romperlo, e cambiare. Per questo a volte la gente pensa che io sia una volitiva, una persona di cui in fondo non ci si possa fidare, forse.

Ho sempre cercato di seguire la mia natura. Di indossare con fierezza quell'improbabile pellicciotto viola elettrico. Eppure, più si cresce e più diventa difficile.

Sentirsi diversa, sentirsi davvero anticonformista, con tutto quello che porta con sè questa consapevolezza. 
Sono la fata dei boschi, ma amo la città e perdermi nei negozietti vintage.
Sono un'erborista, parlo con le piante, ma rimango profondamente un'attrice.
Leggo saggi di psicologia, e anche l'ultimo romanzo della Harris. E poi un libro di ricette insieme a testi teatrali.
Non so disegnare, e disegno spesso.

Ogni giorno combatto una battaglia. Tra la me che si vuole a tutti i costi conformare, e quella me che invece ancora gioca libera nel vento, balla appena sveglia, inventa mondi fantastici, esce con la macchina fotografica come quando aveva 15 anni, per fare le foto a tutto quanto.


Prato, Febbraio 2014

E ogni giorno capisco sempre più che la base della felicità sta davvero nel diventare ciò che si è: essere conformi solo alla propria natura. Quanto è difficile!
Perchè tutto quello che ci è intorno ci plasma, e ci indirizza verso desideri e scelte che forse non sono dettate dalla nostra vera natura.

Una cantante, con cui ho avuto l'onore di lavorare sulla voce, disse di me che dentro avevo una Guerriera. Che sia vero, oppure no, sicuramente so che quello che faccio deve allinearsi con questo animo libero e creativo che ho dentro.

Indossare quei vestiti improbabili, specialmente alle serate dress code.


Prato, Febbraio 2014



Prato, Febbraio 2014




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venerdì, febbraio 07, 2014

Hai mangiato?



Come molti di voi sanno già, a CasaEdera non c'è la TV. E viviamo benissimo senza! Però a volte capita di guardarla, a me capita quando vado a casa di mia sorella. Ci spaparanziamo sopra il suo divano, nella sua piccola mansarda-soffitta (mia sorella vive in una casina di città deliziosa, che se non amassi così tanto il posto in cui vivo, davvero farei il cambio di casa!), e ci guardiamo qualche programma trash.
Uno di questi, che non avevo MAI visto, è Master Chef.

Inorridirete, ma io mai avevo visto questo programma e non avevo idea di che cosa fosse. Me lo hanno presentato come una gara tra cuochi, e quindi avevo anche qualche curiosità nel guardarlo. Mi piace molto tutto ciò che riguarda la cucina. Amo vedere le persone che cucinano. Credo di avere imparato ad amare le mani in pasta sin da piccola, guardando la mia nonna preparare i soffritti per i sughi meravigliosi che ancora cucina, il mio nonno che impasta le ciambelline all'Anice che vengono direttamente dalla ricetta della mia bis-nonna ciociara, la mia mamma che faceva un tiramisù paradisiaco.

Il mio amore per la cucina si è snodato nel tempo, a Bologna, nelle case che ho vissuto, mescolando le ricette calabresi con quelle triestine, o emiliane, imparando nomi di ricette, e facendo miei ingredienti e spezie, calore dei fornelli e chiacchiere, cenette a lume di candela e tavolate di almeno 6 persone per volta.

Credo che, oltre al cammino spirituale, anche la cucina mi abbia spinta agli studi erboristici: amo annusare le erbe, raccoglierle, pulirle, cucinarle... la cucina permea la mia vita.

Amo ancora osservare mia nonna che tira la sfoglia, la mia amica Irene che cucina con una maestria incredibile, Andrea che con tre ingredienti tira fuori dei manicaretti deliziosi, la mia Polly che cucina le orecchiette con le cime di rapa e taglia le verdure come lei nessuno mai, insomma...se non mescolassi tutti i giorni pasta di sapone, erbe e cera per candele, sicuramente i miei pentoloni non sarebbero vuoti!

Con questo stato d'animo e questa curiosità mi sono messa a vedere questo famoso MasterChef.
Per rendermi conto, dopo appena dieci minuti, che qui di tutto si parla fuorchè di cucina.
Viene messa in risalto la competizione, le strategie, e questo atteggiamento post-postmoderno fatto di disprezzo, ansia, supponenza e fastidio.
Ma qui non si parla di cibo! Si vedono questi sciagurati, aspiranti cuochi, che corrono da una parte all'altra per cucinare in un tempo brevissimo piatti super elaborati.
Speravo, comunque, di perdermi tra le immagini di frutta e verdura ben affettata, imparare trucchi del mestiere, che ne so, godere del lento sobbollire delle pentole, o delle presentazioni dei piatti.
Niente di tutto questo. 

Cioè, il cibo quasi non si vede.

Il tempo di presentare un piattuccio di novelle cousine allo chef di turno, che ci sputazzerà sopra qualche cattiveria.
I piatti inquadrati non hanno calore, non hanno profumo, non hanno colore.
Sono...invisibili.

Ho pensato per tutto il tempo a quella struggente e vera frase di Alda Merini  Elsa Morante (grazie Margherita per la correzione!):

LA FRASE D'AMORE PIÙ VERA, L'UNICA È: "HAI MANGIATO?" 



Ecco. Lì le cose non vengono nemmeno mangiate. Vengono assaggiate con sufficienza, votate con arroganza, cucinate senza amore.
La mancanza di amore è evidente in ogni singolo minuto di questo programma.

E questa mi sembra anche una sintesi di quello che oggi è il cibo, per la maggior parte dei media.
qualcosa da usare come pretesto per mostrare le persone che gareggiano, che litigano, che si odiano. Che vogliono vincere.

Nei tempi televisivi, e a volte mi sembra anche nei tempi delle nostre giornate, non c'è tempo per aspettare. Aspettare che la crema solidifichi, che il sugo sia pronto, che il vino evapori con calma, con i suoi tempi. Che il pane lieviti, che la torta sia fredda per toglierla dallo stampo.
O che un desiderio diventi realtà.

MasterChef è la sintesi di tutto questo. Vince il migliore, il più furbo, il più arrogante, il più veloce. Quando la cucina è pazienza, tempo, amore. Tutto il contrario, praticamente.

Nella mia famiglia, e per famiglia intendo sia quella di origine, che quella composta dai miei amici, il cibo è un atto di amore, un modo per passare insieme del tempo, è un modo per dimostrare quanto bene ci si vuole.

Quando cucino per il mio amore, per i miei amici, per mia sorella, io lo faccio con amore. E non è una frase fatta. Dentro a quello che faccio, insieme alle spezie che profumano, alle verdure che si cuociono piano piano, agli odori ed ai sapori, io ci metto pazienza e amore.

Impasto il pane, faccio i biscotti. Preparo una torta salata per la cena, oppure una crema di carote alla maniera cilena (e Polly e Julie sanno che cosa vuol dire quella crema di carote: è la bandiera delle nostre serate bolognesi, fatte di chiacchiere tra sorelle). E dentro ci metto anche l'amore. 

Come dice Tita in "Come l'Acqua per il Cioccolato", che mi sono dovuta riguardare qualche sera dopo MasterChef:

Il segreto sta nell'amore che ci metti.



il mio pane di questa settimana, lievitato con la nostra Pasta Madre



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