giovedì, giugno 25, 2015

Una carta al giorno



Sto facendo questo esercizio. Tiro su, da uno dei miei mazzi d Tarocchi, una carta al giorno. E dentro la carta trovo suggerimenti, intuizioni, ispirazioni per la mia giornata. E, soprattutto, mi tuffo nella profondità del significato della carta stessa, ogni volta trovando nuovi particolari e nuove sensazioni.

Oggi ho tirato su il Tre di Coppe. Una delle mie carte preferite!

dal mazzo The Goddess Tarot, di Kris Walderer

Prima di tutto, è la carta dell'Amicizia. La carta delle feste, ma delle feste a cui ci piace andare. Non ricevimenti noiosi con persone noiose, ma serate con gli amici, quelli veri. Quelli con cui ti senti a casa.

Guardando meglio la carta, vedo che le tre donne hanno tre età diverse. le tre età della dea, della donna: una giovanissima, una nel pieno della vita, una anziana. I tre passaggi fondamentali del ciclo femminile: pre-mestruazioni, mestruazioni, menopausa. La giovane, la madre, la anziana. Diana, Demetra, Ecate. Le tre energie che ci muovono, durante il ciclo femminile.

Il progetto, la creazione e la realizzazione, e la fine del progetto stesso.

Le tre donne danzano in cerchio, e mi ricordano che queste fasi si alternano, passano, tornano, passano di nuovo. 

La carta mi trasmette un senso di ciclicità, di stabilità. Lo so, queste donne sono amiche da molto tempo. E lo resteranno.

Al di sopra delle tre donne, un bellissimo arcobaleno, un sole che splende. Si sentono bene, insieme. Sono in armonia.

La carta mi ricorda che per lavorare bene insieme agli altri c'è bisogno di passione, e di ascolto. Che ognuno di noi, sebbene diverso, può armonizzarsi con gli altri e diventare parte di un tutto migliore della somma delle parti.

Dietro di loro, un campo, io direi di Lavanda. Ed è proprio la pianta che io associo al Tre di Coppe. E' una pianta che ti fa sentire a casa. E che ti riporta all'infanzia: gli armadi delle nonne, con i loro sacchettini profumati di lavanda. E l'amicizia spesso è proprio questo. Essere a casa, ed intrecciare il passato con il presente.

Quando arrivo a casa delle mie amiche, so sempre dove appoggiare la mia borsa. So dove sono le tazze per prendere il tè, e che le prossime ore passeranno tra chiacchiere, sogni e speranze.
Mi sento in pace e rilassata: come la lavanda, che porta via la negatività e rilassa, un pomeriggio con un'amica può avere lo stesso effetto.

Armonia, nuove creazioni, amicizia, momenti rilassati: ecco per me il Tre di Coppe.

Mi aspetta un bel week-end, sembrerebbe!


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mercoledì, giugno 10, 2015

Il potere dell'Inizio



Non so quando io abbia iniziato a leggere le carte. Mi ricordo che da piccola, grazie al mio nonno che amava risolvere i Solitari, avevo sempre la carte da gioco in mano. Specialmente un mazzo, le Carte Toscane, mi divertiva molto. Mi inventavo storie fantastiche tra i personaggi delle carte. Signore eleganti, cavalieri senza macchia, Re dalla lunga barba bianca come Babbo Natale. La mia preferita era la Regina di Quadri.

Per gioco iniziai a leggere le carte, quelle li, le carte da gioco Mi ero inventata un codice che non ricordo più: i Cuori erano l'Amore, i Fiori l'Amicizia, i Denari il lavoro e le Picche i dispiaceri. Ho imparato a leggerle qui in montagna, nella casa dove abito adesso.

I miei amici mi chiamavano Morgana, perchè mi divertivo nel leggere le carte al tavolino dell'alimentari in paese. Vedevo, chissà, sogni e fate, desideri e consigli per i miei amici, a cui ero molto legata.



Piano piano mi sono avvicinata ai Tarocchi: e anche qui, chissà dove ho imparato. Ho letto tantissimo, ho studiato le carte, e poi mi sono lasciata ispirare dai loro disegni, da quello che hanno da dire al di là delle frasi classiche riportate sui libri. Il mio primo mazzo di Tarocchi me lo ha regalato una donna speciale, magica, e l'ho tenuto per tanto tempo avvolto in un panno arcobaleno, divertendomi a leggere e rileggere quelle carte alfabeto.

Poi sono arrivati i Tarocchi di Marsiglia, e i Rider-Waite: la mia amica SIlvia, molto saggia e molto brava nella lettura, che mi ha insegnato tanto.

Ho diversi mazzi; non li colleziono, ma mi piace cambiarli, a seconda del momento che vivo. O dei significati che sto studiando ed esplorando.
Il mio ultimo mazzo è dedicato alle Erbe: ed è davvero, per molti versi, il mio mazzo, quello che sento davvero rispondente al mio sentire.

Ad ogni carta è associata un'erba: e come non potrebbe essere altrimenti?
Ho sempre pensato alla corrispondenza tra Tarocchi e piante officinali: i primi curano la nostra interiorità, le seconde il nostro corpo. L'anima dialoga con l'energia delle Erbe, e i Tarocchi portano i loro messaggi potenziati da questa sinergia.

Inizio con il Mago, il Bagatto: che è associato all'Astragalo.

The Herbal Tarot's by Micheal Tierra e Candis Cantin

Come in molte altre versioni di questa carta, troviamo qui i quattro strumenti del Mago: coppe, bastoni, spade, pentacoli. In mano il Mago regge una sfera bianca: la vedo come un seme, gigante, dal quale nasce una piantina. Questa carta per me simboleggia la potenzialità: andiamo, è il momento di agire! Hai tutte le carte in regola, puoi buttarti nel mondo, nel tuo progetto, nella tua vita. Il Mago ha una connotazione giovanile: sono i primi passi, è la concretizzazione di tutto ciò che abbiamo assimilato, studiato, progettato.

E l'Astragalo? E' una pianta associata a Mercurio, quindi dal movimento veloce e leggero, ma intenso. Viene utilizzata come adattogena: fa reagire bene il nostro organismo in situazioni stressanti, facendogli sfruttare al meglio le sue risorse. Come il Mago, che fa con ciò che ha.Inoltre, la radice di Astragalo serve per migliorare l'assimiliazione: ed il Mago ci suggerisce di assimilare le nostre idee, il nostro potenziale, per farlo sbocciare all'azione ed alla creazione del nostro futuro. La pianta è un forte immunostimolante: protegge dalle malattie. Io qui ci trovo un saggio consiglio: se esprimi appieno il tuo potenziale, sei più forte, più ispirata, e anche la tua forma fisica sarà migliore!

Io ricomincio dal Mago. Ricomincio con le mie passioni ed i miei progetti, di cui uno a cui mi sto dedicando completamente. A breve avrete tutti i dettagli :)

E voi? State lavorando sui vostri talenti? Aspettano solo di sbocciare, come semi rigonfi di acqua dopo la pioggia estiva.

venerdì, maggio 15, 2015

Cose non a caso


Star of Behetlem nel mio giardino. Un fiore così piccolo e una potenza così grande


ranuncoli come fuochi d'artificio


Hero che prende il sole davanti alla legnaia


la mia aiuola tonda!


Sono presissima. Passo ogni minuto libero in compagnia del mio quaderno rosso, dove appunto frasi, idee, slogan e parole ispiranti. Ci ho messo due giorni per scrivere bene tre righe (giuro, tre righe in croce), ma che dovessero esprimere al meglio quello che faccio, quello che voglio fare.

Mi sono trovata a lavorare con donne creative e piene di energia, una delle quali conosco da tempo, e a cui voglio bene. Forza Kadjia, splendi di luce propria! Siamo in un team fighissimo, dedicato a lei, la regina del pop, la grandissima Louise Veronica Ciccone.

Tutto questo grazie a Gioia Gottini, ed al suo spumeggiante corso sul Personal Branding. Ho iniziato da meno di un settimana e sono già entusiasta: colma di divinità, come vorrebbe l'etimologia di questa parola.

Che cosa farò? Per ora non voglio anticipare troppo, ma sappiate che vi aiuterò a contattare la vostra anima Selvatica. Come la Jeanne di Chocolat, indovinerò qual è il vostro fiore, la vostra pianta. E molto di più!

Chi mi accompagna in questo nuovo percorso è lei, la super mamma leggera come una farfalla, dal lavandino sempre scintillante: la mia hacker preferita, la mia fatina della programmazione, la mia amica e sorella Silvia. Senza di lei non avrei manco un dominio, ma che dico...non saperi nemmeno che cosa sia, effettivamente, un dominio.  Lei si occupa dei miei effetti speciali on line, della costruzione di quello che sarà il mio sito, e di fornirmi idee e spunti indispensabili.Grazie!

Insieme a tutto questo, CasaEdera si sta allargando. E quindi abbiamo muratori, elettricisti, idraulici, muri spaccati, polvere ovunque, cani disorientati ma felici d avere un sacco di terreno nel quale correre e mangiare l'erbetta. Il nostro tavolo di legno resiste, come una zattera nel mare in tempesta, ancorato al muro. E sul tavolo ceniamo improvvisando (anche la cucina non c'è più, per ora), scriviamo, sognamo. Io con il mio quaderno rosso e pennarello nero, cancello più frasi di quelle che tengo. Ma alla fine trovo quelle giuste.

Nel mentre, sono riuscita a trapiantare le prime piantine nell'orto. Ho deciso, anche seguendo le sagge parole che mi sono state donate tempo fa, di non fare le aiuole tutte quadrate. Ne ho fatte una tonda e una a forma di luna crescente. E ho seminato fiori, fiori belli, colorati e inutili: tagete e cosmos, i fiori del Cielo.

Immersa in tutti questi cambiamenti, nonostante le arrabbiature e gli stress e il lavoro in negozio che a volte è molto pesante (anche se quando individuo il fiore di Bach giusto per quella persona mi sento al settimo cielo, specie quando tornano e mi dicono che si sono sentiti molto meglio) sto benissimo.
E l'Universo ci ha pure inviato una cucina economica a legna, usata dalla signora che viveva poco sotto casa nostra, la cugina di mia nonna. Una signora splendida, che ricordo sempre allegra. Negli ultimi anni la malattia l'aveva provata, e se n'è andata pochi giorni fa.
Me la ricordo, a rimestare grandi pentoloni di conserva sopra a quella cucina. Il primo profumo di pomodoro e basilico l'ho sentito da lei, da piccola, con mia nonna. Davo una mano a tagliare i pomodori, e mangiavo le foglioline di basilico, lo sentivo sciogliersi sulla lingua e pizzicare nella gola.
Grazie, Loretta. Avrò cura di quella cucina, sarà il focolare della mia casa.

Con la scala appoggiata al muro dove c'era la mia cucina, una nuova finestra su un giardino pieno di cardi, consolida e menta acquatica, ranuncoli e tarassaco, campanule e lampascioni, ringrazio la Dea perchè non appena mi sono ricordata di Lei, è arrivata.

Non se n'era mai andata, in fondo. Era qui, nel mio cuore.


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mercoledì, maggio 06, 2015

Essere Terra


Per il giorno di Beltane siamo stati a Saturnia: anche qui mi sono fatta cullare dalle acque della Madre. Al mattino, questi splendidi fiori ci hanno dato il buongiorno.
 Ortica! Le prime raccolte...il mio posto segreto dove raccolgo questa piantina, e il mio fido cestino. Ci abbiamo fatto un risotto buonissimo.
 Oleolito di lillà in preparazione! Servirà anche per i dolori articolari, per le piccoli infiammazioni. Che pianta dolce che è il Lillà. Mi parla di infanzia, di caramelle, di un amore gentile. E mia mamma la piantò proprio accanto alla porta di casa, perchè ci proteggesse anche se lei non ci fosse stata.

Il nostro mandala di fiori durante la celebrazione di Beltane alla nostra Associazione Culturale



Voglio sdraiarmi sulla terra e stare lì, a sentire. Osservare le nuvole e i piccoli movimenti degli insetti. Farmi accarezzare dal Sole, con i suoi raggi generosi.
Voglio essere morbida e malleabile, e sempre me stessa, come fa la terra.
Una ragazza dagli occhi azzurri, molto saggia, mi ha detto che la terra che sta in un pugno della mano è la terra di tutta la terra, dei pianeti e delle stelle. E quando la lasci cadere in terra, questa si perde negli altri mille granelli, cambia posizione e forma, ma rimane sempre lei, lei stessa, la terra.

Ho partecipato ad un meraviglioso Cerchio di Donne, per questa Luna Piena. In un posticino magico, nel ventre della Dea, una stanza colma di fiori, petali, candele, cuscini e donne.
Eravamo tutte strette, vicine. E la nostra Moon Mother ci ha guidate verso il nostro albero, e abbiamo condiviso il nostro potere, la nostra benedizione, la benedizione di tutte le donne.

In questi giorni mi sono riconnessa con una parte di me che avevo molto trascurato negli ultimi tempi. E devo dire che è vero: quando chiami la Dea, lei arriva. Perchè è dentro di te.
Gli incontri fatti in questi ultimi giorni non sono casuali. E porteranno buoni frutti.

Per adesso, ho il proposito di vivere un estate favolosa. Pensare a cose inutili, non essere produttiva, piantare fiori in mezzo alle piantine dell'orto, prendermi cura delle rose.

La nostra realtà è come decidiamo di vederla. Possiamo negare i simboli, le coincidenze, la magia, e tenere tutto questo fuori dalla porta. Oppure, possiamo accettare che la vita è magia, che la magia è vita. Possiamo ricordarci di essere creative, possiamo mangiare la frutta sotto al sole sporcandoci le braccia come quando eravamo bambine, possiamo parlare con le piante e ascoltare cosa ci rispondono. Possiamo ricordarci di conoscere un alfabeto che non è fatto di lettere, ma di immagini. Possiamo credere nei sogni e possiamo realizzarli.

Io ho deciso di aprire la porta, di nuovo, e sono stata subito sorpresa per la quantità di incontri che ho fatto, e di nuove consapevolezze.


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martedì, aprile 28, 2015

Genius loci




fiorellini raccolti nel nostro giardino


le Terme di Bagni san Filippo, dove siamo stati da poco. La mattina presto, non c'era nessuno, ho fatto un bagno di purificazione nel ventre della Dea


ranuncoli vicino a casa di una Sorella


bocci di Tarassaco e Primule appena raccolti

Ho scelto questo posto per vivere. Questi monti, i boschi di querce e castagni, le fragoline che spuntano ogni Maggio. Per quanto amassi la mia Bologna, e la vita in città, ero stanca e avevo bisogno del contatto con la Natura. Ho sentito un richiamo profondo, viscerale, intenso e intimo per il mio luogo.

Il luogo della mia infanzia e della mia adolescenza; il posto che tanto mi ha insegnato, a volte duramente; il posto che il mio nonno amava tanto, che sognava ogni inverno per poterci tornare ad ogni estate.

Sette anni fa ho coltivato il mio primo orto: e sono sette anni che, in estate, mangio i frutti della mia terra, li condivido con chi amo. 
In primavera aggiungo ai nostri piatti qualche erba spontanea: tarassaco, alliaria, cardamine, ortica. E altre erbe vanno a comporre olii e unguenti curativi che usiamo durante l'inverno: iperico, achillea, menta, melissa.

Ogni giorno noi apparteniamo sempre di più al nostro luogo. 

Ascolto i canti degli uccellini, e imparo a dialogare con loro. Il vento che fruscia tra le fronde, la notte, mi racconta dei posti dove è stato. Il sole mi riscalda ogni mattina, mentre bevo il mio tè sui gradini di casa.
Osservo le piantine spontanee nel nostro pezzetto di terra: consolida, cardo, achillea, margherite e lamio rosso. Ognuna ha il suo carattere, la sua anima, ognuna può donarci qualcosa di sè.
Lascio mele e pane secco agli animali del bosco, da cui ci separa solo una rete. E la mattina riconosco le loro orme, il loro profumo.

La sera, quando torno a casa, incontro i cerbiatti, l'istrice, il rospo saggio.

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La contaminazione magica con il luogo in cui si vive l'ho riscoperta anche leggendo un libro che è stato una rivelazione: si tratta di Just Kids, di Patti Smith. Patti mi ha accompagnata in diverse fasi della mia vita, e ora mi si rivela come sciamana, per connettermi di nuovo alle mie radici anticonformiste.

Ho letto di lei e ho letto di me: una donna che vive la sua vita con creatività, senza preoccuparsi di essere allineata con le altre.
Patti non voleva cantare; voleva fare la poetessa. E io, da attrice, sono passata al lato più intimista dell'arte: amo fare le fotografie, scrivere. Mia mamma ha lasciato la sua eredità nel mio DNA.
Leggo e scrivo, e ricontatto la me diversa, autentica, vera.

Vorrei vivere con i capelli sciolti, d'ora in avanti. Con le mani nella terra fertile non solo del mio orto, ma anche della mia capacità artistica.

Patti Smith ha vissuto profondamente la sua dimensione artistica e magica, fondendosi con la sua New York. Parla dei palazzi, dei locali e delle scale antincendio come se fossero vive, come se fossero state parte di quella rivoluzione culturale che in quegli anni ha davvero fatto la differenza.

Credo che la nostra forza creativa risieda anche nel luogo che scegliamo come casa. Ogni luogo ha il suo genius loci, lo spirito del posto.
Contattatelo, parlate con lui. Se vivete dove vivete, ci sarà una ragione.

I luoghi possono insegnarci molto su di noi, se sappiamo ascoltare.

Anche riscoprire la magia fa parte di questo mio nuovo cammino.Come ho potuto essere disconnessa dal sacro per così tanto tempo? Anche se i Tarocchi mi aiutano a contattare un'altra dimensione, ora che sto riprendendo la pratica giornaliera mi accorgo di come io l 'abbia trascurata.
E di come io abbia trascurato me stessa.

La nostra pratica spirituale, quale essa sia, è semplicemente un modo per onorare ciò che di sacro è in noi e nelle nostre vite. Come se accendessimo la luce su un parte di noi stessi che spesso teniamo al buio, intimamente nascosta.

E' vero, spesso non c'è tempo. Ma bastano piccoli gesti per risvegliare la Dea in noi. E per Dea non intendo un'entità scissa da noi stesse, ma la manifestazione della vita che ci circonda.
La Dea è l'albero di lillà che ha piantato mia madre, è l'uccellino che viene da me ogni mattina per mangiare, è la margherita che sboccia e la nebbia di stamattina.

Il luogo in cui viviamo è una manifestazione di noi e del nostro essere divini, magici, unici.

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martedì, aprile 07, 2015

Essere pronti, è tutto.










A me, lo sapete, piace essere onesta. E anche trattare argomenti che la maggior parte delle persone non trattano apertamente: perchè troppo intimi, o troppo delicati. Credo che condividere certi pensieri e certe sensazioni sia utile: sia per me, che riesco, scrivendone, a focalizzarli meglio; sia, spero, per qualcuno che mi legga e si rispecchi in quello che scrivo. 

Dicevo: a me piace essere onesta. E, a dirla tutta, mi sono davvero stancata. 
Mi sono stancata dell'eterna altalena umorale mensile: pre-ovulazione e ovulazione ricca di speranze, positiva, vedrai questo è il mese giusto; pre-mestruazione e mestruazione a poco a poco sempre più disillusa, aumenta il tempo passato su internet a scovare fantasintomi, e poi, inevitabile, la delusione.

Arriva il ciclo, e si, mi sento potente e Sciamana e connessa con il ciclo Lunare, ma sono anche di pessimo umore. 

In quasi due anni di Ricerca ho sofferto, ho pianto, ho atteso invano; sono rimasta incinta, ho avuto paura, il mio mondo si è trasformato; ho perso il mio bambino; mi sono faticosamente rialzata e sono passata attraverso vaccini, esami, pillola anticoncezionale; adesso non posso e non voglio ricominciare tutto da capo, soffrire come ho già sofferto all'inizio di questa ricerca.

Sono stanca. Sono stanca e sfinita. E, ve lo dico proprio di cuore, ho voglia di mollare.

Ah! Che liberazione! Mollo il desiderio. Mollo l'aspettativa. Mollo il pensiero dell'ovulazione, la fertilità, il sentirmi pronta ad essere madre.

Prendo una lunga vacanza da me stessa: dalla parte di me che si ossessiona, che pensa continuamente, che calcola e controlla. Relax and have a drink: non ne posso più di quella Me.

Capisco Frida Khalo e le sue due Frida: anche io ho una parte di Me fragile, spezzata, che si perde in un bicchiere d'acqua, che vuole controllare, che vuole decidere.
La Me che tira indietro, verso dinamiche conosciute e remote, verso qualcosa che non si risolve. 

Le cose vive non si controllano, al massimo si indirizzano, mi ha detto quel saggio uomo che ho la fortuna di avere accanto.
Che verità. Se vivessimo la nostra vita, tutta, come se fosse un incantesimo, non dovremmo soffermarci su alcuna cosa in maniera ossessiva.

Si dice che, una volta fatto un incanto, non ci si debba più pensare. Per permettere all'energia di andare dove la abbiamo indirizzata, senza influenzarla con le nostre stesse aspettative.

La vita andrebbe vissuta così: assaporandola, lasciandosi trasportare, senza troppo attaccamento Indirizzando i nostri desideri, ma poi lasciandoli lavorare da soli.
Voglio che l'energia vada dove vuole andare. Il mio desiderio è diventato una catena, che mi logora e mi lacera.
Basta!

Non lo voglio più. Disconosco tutto l'attaccamento che ho avuto per questo desiderio. Abbandono gli stick ovulatori, il termometro ed il controllo del muco. Ben vengano i sogni, i massaggi al mio ventre con i miei unguenti magici, le corone di fiori intrecciate sotto il sole.

Addio calendario! Addio conto dei giorni fertili e infertili, delle ore di sopravvivenza degli spermatozoi e del chissà se questo è muco ovulatorio.
Ben arrivata fede nella casualità, connessione con l'Universo, ascolto dei segnali.

Benvenuto pensiero laterale, compagno fedele del mio gioco preferito: i rebus, che sono immagini e simboli scomposti che in un attimo di illuminazione assumono il loro reale significato.

Ah, si! Benvenuti pomeriggi passati a progettare, scrivere, fotografare! A raccogliere erbe e fiori, ed a sciogliere olii profumati per farne creme e unguenti. Addio ore di ricerca su Google, digitando seno gonfio e morbido 12 po oppure muco trasparente oppure no sintomo gravidanza! Addio tempo perduto in paranoie polverose, minuti sgocciolati via insieme alle lacrime, corde strette da deduzioni logiche, dalle quali è impossibile uscire.

Basta.
Io mollo.
Faccio un viaggio lontano da me stessa, lascio spazio. 

Forse sono fuori dai giochi: chi voleva un figlio lo ha, almeno intorno a me. Amiche che hanno iniziato con me la Ricerca, adesso hanno bimbi meravigliosi di un anno o più; c'è già chi ne ha due; chi manda i figli all'asilo.
Io sono qui e finora sono stata qui a calcolare, a desiderare, a struggermi.

Sai cosa? Che mi sono davvero stancata.
Proverò a volgere lo sguardo altrove: fuori di me, nel mondo, nelle piccole cose che amo tanto.

Voglio abbandonare questo desiderio ma non chiudere la porta alla Possibilità.

Ehi, Universo: voglio diventare mamma. Voglio avere la pancia rotonda e incinta, vivere una gravidanza serena e un bel parto. Voglio un figlio sano, bello ed intelligente. Io e Andrea siamo pronti.

Come dice Shakesperare, per bocca di Amleto: essere pronti è tutto.

E ora capisco il senso: basta essere pronti. Basta quello.

Universo, io te l'ho detto. Adesso tocca a te.
Non dedicherò PIU' un solo secondo della mia esistenza e del mio tempo a questo pensiero.
Non appena la mia mente vagherà in quella zona, io la distrarrò con una foto, con una paseggiata in Primavera; impasterò il pane e raccoglierò le ortiche per la cena; farò l'amore con il mio uomo, e metterò nuove piantine nell'orto. Scriverò per i miei progetti, imparerò a mescolare le erbe per farne incensi e disegnerò scialli con il mio uncinetto.




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lunedì, marzo 23, 2015

Il corpo sa















Vi siete mai chieste quanto di ciò che esperiamo sia vissuto con il corpo, e quanto con la mente? In questo periodo di rinascita, complice la primavera, il risveglio dei sensi (e anche dei miei sensi), sento profondo il bisogno di ricontattare una parte di me che negli ultimi mesi avevo come perso di vista.
La me Selvatica, a contatto con il mondo, con la Natura. La me Magica, che sa e sente, e non pensa troppo.
Sono stata per molto tempo così, istinivia e ispirata, ma tutte le vicende degli ultimi mesi mi hanno allontanata da questo stato naturale.

Ho bisogno di mettere le mani nella terra. Di passare momenti tra le betulle, a guardare il tramonto rosa. Di tornare a camminare con il mio amore, la mattina presto, nel bosco sotto casa. Il mio corpo ha voglia di muoversi, di ri-sentire come prima. Prima dell'ossessione, prima della perdita.

Ho avuto il mio primo ciclo post-pillola. Mi ha ritardato di dieci giorni, e per qualche ora mi sono illusa di poter essere già incinta.
Ma va bene così: avevo bisogno di ricontattare il mio ciclo, la mia Luna. Ora sono tornata intera, sono nuova.

La medicina migliore è la Natura, sempre. E per natura intendo le piccole cose che si fanno dentro di essa: noi stessi siamo emanazioni della Natura, ma molto spesso ce ne dimentichiamo.

L'unico modo per ricordarselo è non pensare, ed immergersi nel ciclo naturale della vita. A contatto con la Natura. Una passeggiata nel bosco, alla ricerca delle prima Ortiche. Fotografare i crochi violetti. Abbandonarsi, con una tazza di tè, alla visione in technicolor del tramonto di fronte a casa. Cucinare con ingredienti semplici. Fare l'hennè ai capelli, e nel mentre impastare il pane. Osservare gli uccellini che mangiano i semini che, ogni mattina, lasciamo loro. Siamo diventati amici, io e gli uccellini. Non hanno più paura di me e si avvicinano anche quando sono vicina alla mangiatoia, sopra la legnaia.

Ho bisogno, come scrivevo tempo fa, di semplicità e di contatto con la realtà. Di vivere le esperienze attraverso il mio corpo, senza mediare con la mente.
Il corpo sa. Seguire l'istinto, come fanno i lupi, oppure le piante. Sanno quando è il momento giusto di sbocciare, e dove volgersi per essere invase di sole. 
Vorrei riuscire a vivere questo periodo, che per me torna ad essere un periodo anche di desideri, con l'intelligenza del corpo. 

Il corpo mi permette di stare nel presente. Di non vivere nel futuro. Di ascoltarmi, prendere il tempo per me stessa. Di accogliere, di attendere.

Credo sia un momento di decluttering generale: voglio tornare all'essenza, alla mia essenza, a quella che sono. 

Nel vuoto dimora la possibilità. Solo nello spazio aperto dentro di noi può accadere il miracolo, che sia una nuova idea, un nuovo progetto, un bambino, un amore.
Una ricetta, perchè no.

Voglio essere vuota e aperta, come una porta. Essere vuota e piena, significa lasciare che le cose mi oltrepassino, mi passino attraverso. Solo così posso essere di aiuto agli altri, oltre che a me stessa.
Così ascolto le piante, e i problemi di chi si rivolge a me. E così intuisco la pianta giusta per  quella persona. Solo essendo aperta, solo lasciando che il vento e la luce mi attraversino.

questo, magicamente, fa in modo che io sia più centrata, più accogliente, meno rigida.

La magia non è che lasciare che le cose accadano, lasciarle fluire dentro e fuori di noi.

*pianta della settimana: Borragine. La borragine mi insegna che posso lasciarmi toccare, avvicinare, coccolare. Con le sue foglie grandi e morbidissime, pelose, accoglienti, mi dice di lasciarmi andare alla fisicità, al contatto tra pelle e pelle. I suoi fiorellini azzurri, piccoli e caleidoscopici, mi ricordano che la bellezza sta nelle piccole cose. 

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