domenica, febbraio 22, 2015

Anfibi nell'anima

















Ho ripreso in mano un libro che avevo letto tempo fa, "Acque Profonde", di Etain Addey.
In questi giorni, in cui mi sento molto aperta e ricettiva, mi ritrovo perfettamente nel messaggio profondo del libro: essere anfibi nell'anima, avere una percezione sia pratica che magica, sia ordinaria che etra-ordinaria, sia razionale che onirica.

Tenere aperta la porta del sogno e del sacro. Solo ora capisco che per fare questo non bisogna fare niente: dobbiamo solo restare in ascolto, in ricezione.

Apro il libro, e subito nelle prime pagine si parla della madre di Etain, che prima di avere lei ebbe una bambina, nata morta. E dopo un anno, all'equinozio di autunno, la madre era di  nuovo incinta, stavolta di Etain stessa.
Sono immersa nella sincronicità. Sento parlare di parti, intorno a me, e gioisco; mentre leggo entra in negozio una donna, incinta, con la sua bellissima pancia, e quello che sento è comunione, come se fossi incinta anche io.

Restare anfibi nell'anima significa far entrare la magia nella propria vita: e farla accadere spontaneamente, senza bisogno di fare niente.

Se rimango aperta, la magia entra nella mia vita. Vedo tante persone, ogni giorno, chiuse, serrate, ognuna con il suo lucchetto personale.

Ora capisco appieno il senso del ricevere, come azione attiva e non solo passiva. Ascoltare, rimanere morbida, non irrigidirsi, aprirsi.

Basta abbandonarsi, lasciar andare e cogliere solo le occasioni del momento. Che possono essere semplicemente bere una tazza di tè, rastrellare le foglie in giardino, preparare con cura l'hennè per i capelli.

Diventare antenne per ciò che di magico, di sacro, può esserci in ogni giornata. Essere ricettive apre nuove strade; la chiusura, invece, stagna, riporta sempre agli stessi meccanismi, imprigiona.

E' da poco passata la Luna Nuova, in Acquario, il mio segno. E siamo anche entrati nell'anno Cinese della Capra! Io sono una Capra di Terra, e sono felice che sia arrivato il nostro momento :)

Ho passato il giorno della Luna Nuova a pulire il giardino. Mi sono svegliata presto, ho fatto colazione con tè verde e marmellata di mirtilli fresca, e poi sono andata in giardino.
Ho estirpato le ginestre, che avevano invaso molto terreno, lasciandone una bella fila per godere dei loro fiori gialli, e per attirare le api. Ho rastrellato foglie per ore, concentrandomi solo sul sole che riscaldava la pelle, sui fili d'erba appena accennati, sulle piante in boccio.

Con il mio vicino, un signore gentilissimo che ci ha regalato anche quello splendido cavolo nero che vedete in foto, abbiamo bruciato tutte le sterpaglie, a fine giornata.
Un falò magico, calmo, con volute di fumo candido. Dentro il fuoco ho bruciato idealmente tutto l'anno passaro. Ho terminato un ciclo e adesso posso ripartire, purificata.

Voglio vivere nel momento, e quando ci riesco è davvero appagante. I sensi si tendono, si riempiono, vibrano. Cerco di allontanare le aspettative, le preoccupazioni. Voglio vivere il presente, il qui ed ora.

In queste mattine di sole, dove divido i biscotti della mia colazione con Hero ed Eva. Dove stendo fuori la coperta colorata che ha lavorato mia nonna a maglia, che profuma di lavanda e sapone di marsiglia. Qui, ora, mentre cucino una torta salata con zucca, patate, petali di fiori e tanti semini.

Sto preparando anche il mio primo corso di Fitoalimurgia: questo il volantino, diffondete a chi credete sia interessato!



martedì, febbraio 10, 2015

Cura di Sè







Fuori tutto è silenzio. La neve ha ricoperto, un'altra volta, tetti, alberi, strade, camini. Sento solo il ticchettio dell'orologio, la stufa che scoppietta, la teiera che sobbolle.

Domenica si è chiuso un ciclo. Lungo, intenso. Doloroso, ma non nella maniera che ci aspettavamo. Abbiamo cercato di vivere giorno dopo giorno, ricercando un equilibrio. Sono arrivate cose nuove, altre (amate) se ne sono andate. Eppure siamo arrivati fino a qui. Fino ad ora.

Così vicina alla data che doveva essere quella del mio parto, io ho finito l'ultima scatola di pillola. Le avevo prese perchè, dopo l'aborto e con il vaccino contro la rosolia, non potevo rischiare di rimanere incinta.
Ma ecco, i sei mesi che ad agosto mi sembravano lunghissimi, interminabili, si sono sciolti. Piano piano, come sta facendo la neve al sole di stamattina. Gocciolando via, preoccupazioni, ansie, e anche piccole gioie.

Piccoli momenti incantati, dove rinnovo il mio amore per Andrea, il mio re delle Fate, il padre dei miei figli. Oppure, quando come domenica andiamo a fare un giretto in un paese vicino, e trovo l'ultimo libro di Stephen King, che non sapevo nemmeno fosse uscito. Sincronicità, momenti sospesi.

Il giorno di quella tragica ecografia, nel pomeriggio io e Andrea andammo alla Pieve Vecchia, a Prunetta. Un posto magico, una vecchia chiesa che conserva radici misteriose, pagane, potenti. Ci sedemmo lì vicino, stupiti, senza parole. Nel cielo volava un falco, sopra di noi. Volava altissimo, e io mi chiedevo come avrei fatto per tornare così forte, così piena di vita, io che avevo la morte dentro.

Domenica, il giorno in cui ho smesso la pillola, siamo tornati lì. Nella neve, nel silenzio. Purezza intorno a noi. E nel cielo, un falco. Forse lo stesso? Prima era appollaiato su un palo della luce, ci ha guardati un attimo, come per assicurarci che stessimo bene. Poi è volato ancora, nell'aria, con il suo grido roco e acuto, vibrante, nel cielo azzurro d'inverno.

Un ciclo si è chiuso. Da adesso, tutto può succedere.
Stamattina mi sono dedicata al mio altare. L'ho pulito, spolverato, cambiato la disposizione delle pietre. Rinnovato preghiere, desideri, pratiche. Acceso un incenso ed una candela. E ho messo neve fresca in un piccolo contenitore, perchè si sciolga piano piano e mi ricordi che tutto scorre, si trasforma, passa, diventa qualcos'altro.

Prego che il mio desiderio rimanga un desiderio e che non diventi aspettativa. Spero di vivere i prossimi mesi nella pienezza, e non nell'attesa sterile, deprimente. Come è già accaduto.

Che il mio desiderio diventi realtà in maniera spontanea, vitale, dolce. Come la neve che diventa acqua, e goccia, e vapore, e di nuovo pioggia e nutrimento per il seme.

Ho iniziato ad usare i meravigliosi Balsami che vi dicevo la volta scorsa: mi prendo cura di me. Non credo di averlo mai fatto, prima, con questa dedizione e serenità, con questa pace.

Voglio imparare a non disperdere, ad agire solo dove voglio che vada l'energia, ad incanalare la mia potenzialità. Restando aperta...quella è la cosa più importante.


Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.
Permissions beyond the scope of this license may be available at cecilia.lattari@gmail.com.

mercoledì, febbraio 04, 2015

La teiera rossa








Metto su un’ altra teiera per il tè verde. La mia nuova teiera è rossa, di smalto. Mia madre ne aveva una identica, era gialla. Gliela aveva regalata mia nonna. L’aver trovato una teiera simile a quella, in questo periodo, mi sembra una fortunata coincidenza.

Sento mia madre vicina, in questi ultimi tempi. Camminavo sotto il sole, l’altro giorno, per andare a casa di un’amica, e l’ho sentita, distintamente, vicina a me.

Forse risolvere i nodi che avevo nei confronti della maternità me l’ha resa più vicina. Una parte di me è maturata, come una mela rossa e succosa. E’ la parte di me donna-adulta, recettiva, mamma.

Sento magia nell’aria. Lo dico piano, sottovoce, per non turbare l’incanto. Nonostante le arrabbiature, le giornate storte, i problemi e la ricerca continua di equilibrio, percepisco nell’aria intorno a me una sorta di luce. Mi sono rilassata. Lascio scorrere le cose, senza troppa ostinazione.
Oggi nevica, la neve ha scombinato molti dei miei programmi. Eppure non riesco ad arrabbiarmi troppo, perché sento comunque protezione attorno a me.

Le cose vanno come devono andare, andranno come dovranno andare.

La pasta madre riposa vicino alla stufa. Ho cucinato lenticchie rosse speziate per pranzo, e acceso qualche candela per farci compagnia, in questo pomeriggio nevoso.
Tra poco andrò a fare una passeggiata, per vedere se le strade sono libere. Cerco di mantenere i pensieri ed il cuore leggeri.
Mancano pochissime pillole, l’ultima scatole di pillola. Finirò il giorno che sarebbe stato il giorno previsto del mio parto. Anche questo, mi sembra un buon segno, magico, sussurrato appena.

Intanto, è passato Imbolc. A causa della neve non sono potuta andare alla meditazione del grembo, alla quale tenevo moltissimo. Sarà per la prossima volta.
Ho ritrovato il gusto di fotografare le piccole cose, gli attimi di bellezza, come spiega magistralmente Daniela nel suo ultimo post.
E anche quello di cucinare lentamente, con gusto. La pasta madre è sempre più viva (l’hai messa in buone mani, Silvia!), e non appena ho qualche ora libera mi metto ad impastare, fare conserve, cucinare torte.

Ieri sera abbiamo cucinato e messo in conserva il Chutney di mele e cipolle rosse: avrei voluto fare una foto ma la luce adesso è calata…intanto vi scrivo la ricetta, che ho realizzato fondendo varie ricette trovate qua e là.

Chutney di Mele e Cipolle di Tropea

4 mele gialle
4 cipolle di tropea
12 bacche di ginepro
Un cucchiaino di semi di pepe misto (rosa, nero, verde)
Due cucchiaini di Garam Masala
10 cucchiai di zucchero integrale di canna
2 tazzine colme di aceto di mele (più un’altra mezza tazzina a metà cottura)

Taglia le cipolle e le mele, le prime sottili, le seconde a tocchetti. Prendi una bella pentola di coccio, se ce l’hai, oppure una pentola normale, e tosta per qualche minuto le bacche di ginepro, il pepe ed il garam masala. Senti che profumo che si sparge per la cucina…un profumo dolce e speziato, caldo, perfetto per le fredde sere invernali. Aggiungi quindi le mele e le cipolle, lo zucchero e l’aceto. Mescola bene e lascia cuocere, a fuoco lento, per un’oretta. Senza coperchio. Ogni tanto, quando passi di lì, mescola il chutney: fosse solo per il profumo libidinoso che sprigiona ad ogni mescolata.

Non appena vedi che le mele e le cipolle si sono fuse, diventando una specie di marmellata agrodolce, spegni il fuoco e invasetta subito, a caldo.
Come dice mia nonna, metti i barattoli a testa in giù, aspettando che i tappi facciano “click”.
Una volta aperto, il chutney si conserva in frigo per uno-due mesi.

Perfetto con il riso basmati, con le polpettine di ceci, come salsina per i panini, come pinzimonio. 

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.
Permissions beyond the scope of this license may be available at cecilia.lattari@gmail.com.

martedì, gennaio 27, 2015

La mia Imperatrice


Le mie sensazioni interne stanno cambiando. In questo periodo mi sento ricca. Generosa, Ho bisogno di dare, e mentre mi dono ricevo, allo stesso momento. Sento amore intorno a me. E' come se una porta chiusa a causa di risentimento, rabbia e privazione si sia finalmente aperta.

Quando vedo una donna incinta, gioisco per lei. Mi sento quasi incinta anche io. Lo so, è assurdo. Eppure mi sento in questa energia.

Questo bambino misterioso, che prima sfuggiva, adesso è come se mi parlasse. Sento che è vicino. La mia sensazione buono è che il posto giusto, per me adesso, sia nell'amore vissuto con Andrea, nella nostra casa (che a breve ristruttureremo ed allargheremo...CasaEdera diventa un pochino più grande!), nella cura della Terra. Non ho più paura di accudire, di coccolare, di proteggere.



colazione, con calma e litri di tè verde

Anzi: sento che quella è la mia giusta dimensione.
Insieme ad una creatività ritrovata, che prende di nuovo vita e forza dalla Natura, dalle mie erbe, dai fiori e dagli alberi.

Parallela alla mia immersione nello studio dei Tarocchi, mi aspettano serate da trascorrere con i miei libri di fitoalimurgia. Voglia raccogliere, riconoscere con esattezza, cucinare, trasformare.

E condividere tutto questo con OrzoLuna, che si sta risvegliando con nuove attività.


I miei deodoranti naturali in preparazione

Si è risvegliata una parte di me molto creativa; la sua energia è direzionata verso attività pratiche, reali. Riconoscere una pianta, raccogliere i germogli, tingere la lana con una corteccia. Progettare il nostro orto, impastare il pane la mattina presto, tagliare le mele per una torta. 

Il lavoro che sto facendo mi sta insegnando una grande cosa: quanto io sia fortunata a vivere come vivo. Fuori dalla città, dalle logiche del consumismo sfrenato. Fuori moda, con fierezza. Con i miei tempi e le mie priorità. Vedo passare tutto il giorno donne vestite con noncuranza, che si trascinano dietro bimbi urlanti e stanchi di andare in giro per negozi. Ragazzine di 12 anni già con la ricostruzione delle unghie. E, non so se ci avete fatto caso, vedo persone vestite più o meno degli stessi colori.




Grigio, nero, blu. Colori scuri, pochi colori pieni, accesi. Gonne strette o corte, scomode. E scarpe ancor più scomode. Io sono per i colori, per la moda comoda e personale. Non capisco come possano andare tutti in giro con gli stessi pantaloni (felpatini-grigio-scuro) o con le stesse giacche. Come se indossassero tutti un'uniforme, scomoda per giunta.

Andrea mi ha regalato, per il mio compleanno (domani!) un meraviglioso vestito anni Settanta color ciclamino. E poi, per la guarigione completa del mio ventre, i meravigliosi Balsami di Remedia. E per coronare il mio risveglio, il 3 Febbraio parteciperò ad una Meditazione del Grembo insieme ad altre donne, a Prato. Evviva! 


                        
Gli splendidi mici della mia amica Nata Di Marzo

La mia Imperatrice ha le mani nella terra, fino ai gomiti. Cerca spazio per nuove piantine, e la mattina si riempie la gonna di semi di girasole per farli mangiare agli uccellini. Tra i capelli ha fiori di Achillea, di Sambuco, di Iperico e Violette Selvatiche. Ha un vestito rosso, ed uno scialle azzurro e argento, come il cielo stellato. Ride di gusto, e mangia pane con il pomodoro e il basilico, annusando bene il profumo. 
Ed è pienamente, gioiosamente, completamente incinta.
Se ne sta con la pancia sotto il sole estivo, i piedi tra le foglioline di trifoglio nano, seminato a fine inverno.

Ecco, se mi devo immaginare, per come sono dentro, adesso: mi sento proprio così.


Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.
Permissions beyond the scope of this license may be available at cecilia.lattari@gmail.com.

martedì, gennaio 20, 2015

L'Abete mi accompagna



Cammino al mattino, e mi imbatto in fresche gemme di Abete. Profumatissime, ne prendo una tra le dita e sfrego, e il profumo balsamico di questo meraviglioso albero mi accompagna lungo il bosco.
Verrò a raccogliere le gemme, e ne farò sicuramente unguenti magici, per il raffreddore e per riconnettersi all'energia saggia e cosmica di questo Albero.
Mi metterò in ascolto, per sentire che cosa ha da raccontarmi. Dove può guarire, che cosa proteggere.

Mi sto riappropriando del mio tempo: tempo libero, al di fuori del lavoro. Ridimensiono tutt le cose, e sistemo le giuste priorità. Resto aperta e ricettiva.


Gemme di Abete vicino casa

Questa nuova me, risorta dalle ceneri dell'anno passato, dall'esperienza dell'aborto, mi stupisce. E' più tranquilla, dà tempo al tempo. Allo stesso tempo è molto, molto anticonformista.
Mi sta venendo fuori una vena ribelle che pensavo di aver dimenticato, relegata ormai negli anni della prima giovinezza.

Ma ehi, sono ancora assai giovane. E mi sono ripresa i colori, la fantasia, le fate tra le foglie degli alberi.
Non ho bisogno di forzare la mia creatività, perchè se ne esce da sola, libera.



Nelle piccole e nelle grandi cose: nei progetti per il futuro, in questo senso di maternità spontaneo, non forzato e non desiderato, ma semplicemente accettato; nei nuovi punti che imparo ad uncinetto, e nel nuovo testo che andremo a mettere su con la mia compagnia; nelle passeggiate respirando aria pulita, e nel mio lavoro.

A proposito di questo, e delle lezioni che tengo alle ragazze sui cosmetici...ecco una ricettina provata, sperimentata ed approvata:

Panetto detergente all'argilla e mandorle (fonte: Questo lo faccio io! di Francesca Nicoletti)



50 grammi di argilla bianca
30 grammi di farina di mandorle
oleolito di Calendula q.b.

Mescolate in un contenitore le polveri, aggiungendo oleolito fino a formare una palla bella solida.
Conservate in un barattolino, e utilizzatelo per detergere la pelle del viso una volta alla settimana.

Staccate un pezzettino del composto, ammorbiditelo con acqua tiepida e passatelo sul viso.

P.S. : Bimbe, se mi leggete...domani facciamo questo ed il sapone! ;)

Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.
Permissions beyond the scope of this license may be available at cecilia.lattari@gmail.com.



giovedì, gennaio 15, 2015

Semplice



Ho bisogno di semplicità.
Di focus sulle cose che amo.
Di fare decluttering anche dei pensieri,degli obbietivi.

Il lavoro che faccio, in negozio, in città, mi porta a ricercare spazi di vita selvatica assi più di prima, quando ci ero completamente immersa.
Nei miei momenti liberi voglio esplorare il mio bosco, dove sono cresciuta. Passare tempo sotto la Quercia, che conosce tutti i miei pensieri. Raccogliere bacche di Rosa Canina, e ghiande per farne collane.
Riprendere in mano i miei studi di fitoalimurgia. Raccogliere, cucinare, conservare.

Le foto che ho ripreso a fare sono cambiate. Dopo i mesi trascorsi a sperimentare con PS, ho necessità di tornare all'essenziale.



La base del cappello che sto realizzando per un'Amica

Fotografare i piccoli momenti, la luce piena, la materia naturale.

Ho voglia di tè verde in brocche smaltate, ad accompagnare il mio studio sui Tarocchi.

Ho voglia di nuovo e di semplice. Di diretto, senza fronzoli. Devo riappropriarmi della mia energia, che molto spesso e per lungo tempo ho sprecato disperdendola in mille cose, spesso inutili.

La sensazione è quella di essermi trasformata da Papessa ad Imperatrice. Da un'energia passiva, che stava lì in gestazione, a covare, a riflettere e rimuginare, un'energia collegata con il mondo del pensiero e dell'Idea, mi sento traslata in una nuova energia. Creativa, potente, nuova. Giovane e feconda. 

Leggevo stamattina il meraviglioso post di Daniela, e anche se siamo in condizioni e momenti di vita estremamente diversi, provo anche io una sensazione simile.
Di essere pronta, come vi dicevo. Aperta. Disponibile.

La metamorfosi, per quello che mi riguarda, passa anche attraverso i vestiti che indosso.
I vestiti per me hanno significato sempre molto: vuoi per il mio passato (e presente) teatrale, o per la mia infanzia trascorsa con una nonna sarta, il fatto è che ho sempre cambiato guardaroba a seconda dei momenti della mia vita.

Adesso ho desiderio di vestiti colorati, particolari, stravaganti. Vintage, possibilmente.

Ho voglia di indossare i vestiti che ho sempre amato, ma che non ho avuto mail il coraggio di portare.
La sera mi ritrovo a navigare sui siti di vestiti vintage (Etsy ne ha milioni, e ci sono vestiti davvero deliziosi): ho in progetto di razziare il mio mercatino dell'usato preferito, non appena avrò il tempo di farci un giretto.

Inoltre, stiamo già lavorando al prossimo copione: amo iniziare i nuovi progetti, e questo nuovo testo è molto stimolante.

Mi sento come se fossimo già in Primavera, pronta a sbocciare.




Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.
Permissions beyond the scope of this license may be available at cecilia.lattari@gmail.com.

sabato, gennaio 10, 2015

Parliamone









Parliamo delle donne. Anzi, parliamo delle donne e del loro rapporto con la gravidanza. Uuuuh che palle, direte, rieccoci a parlare di nuovo dell'argomento figli si, figli no.

Vorrei parlare di come la mia idea di gravidanza, ed il mio relazionarmi con essa, sia cambiata nel passare degli anni. Vorrei parlarne perchè mi sembra che, tra donne, la questione gravidanza sia un argomento di scarsissima importanza quando una non lo è ancora e non lo desidera, e invece quanto sia, poi, argomento di totale e monopolizzante importanza quando una lo è.

Io sono andata a fasi.

Fase 1 : o dell' "Io incinta? Per carità!"

questa fase mi ha accompagnata dai 20 ai 30 anni circa. Facevo l'attrice, poi ho aperto il mio negozio di erbe, poi volevo fare l'orto, poi avevo già due cani che bastano ed avanzano, poi ancora non è il momento, poi (e soprattutto): sai che menata deve essere avere un figlio? Non dormi più, non mangi più, non esci più. La tua storia d'amore inizia a traballare, i tuoi progetti si sgretolano come argilla al sole. Nel mentre, c'è da dire che ero nella fase (anche) uscite con le amiche + aperitivi + cene fuori + seratine a ballare nei posti underground e/o a teatrare.

Non incontravo MAI donne incinte: le mie amiche che già avevano figli erano molto più mature di me, molto più capaci di me, molto più mamme di me. La donna incinta era un'entità sconosciuta, che gravitava  al di fuori del raggio di azione mio e di chi mi stava vicino.

Mi ricordo che a volte, quando indossavo i miei amati vestitini estivi stile impero, morbidi sulla pancia, c'era qualche anziano del paese che mi diceva: "Sei incinta?" e io rispondevo, puntualmente infastidita :" Io? Neanche per sogno!"

Fase 2: o dell' (Estenuante) Ricerca

Dopo aver incontrato l'Amore, ecco che un desiderio nuovo ed inconsulto si affaccia alla mia mente. Voglio un bambino. Voglio un figlio che sia la sintesi perfetta dell'amore tra me e Andrea. Uh si, avere figli che menata, ma il nostro sarà diverso. Lui dormirà la notte, mangerà il giorno, sarà indipendente, leggerà a tre anni e a sette sarà già laureato in fisica nucleare. Eh si, che gran fatica educare un figlio, ma noi ce la faremo, noi siamo diversi, oh yeah.

Dopo anni e anni di paranoie sulla facilità di concepimento, lezioni di educazione sessuale su come usare il preservativo, genitori medici che mi hanno sempre, e dico sempre, inculcato i benefici della precauzione e l'assoluta necessità di stare attenti, pensavo (ingenuamente) che restare incinta fosse un gioco da ragazzi.

E invece no. Anni di viva il preservativo, usatelo sempre, etcetera etcetera, ma una volta che incinta invece ci vuoi rimanere, scopri che non è così facile come diceva mamma.

Calcoli su calcoli che neanche l'ufficio balistico della NASA. Grafici, curve cartesiane, punti e linee. Se il ciclo è di 26 giorni vai sicura che il 10 giorno rimani incinta, calcolando anche la posizione della Luna e la quadratura di Giove con il tuo segno. Sogni profetici.Consigli su posizioni improbabili da assumere dopo l'amore.

Temperatura basale: e metti il termometro, e leva il termometro e riporta i dati sul grafico (non sto scherzando, e se non ci credete andate a vedere il famosissimo sito Fertility Friend ).

Niente accadeva.

Improvvisamente il mondo attorno a me si riempie di donne incinte. Sono per strada, al supermercato, alle Poste. Spuntano da dietro gli angoli delle strade, belle, rotonde, incinte. Sono in tv, tutte le star si sono messe d'accordo per rimanere incinte adesso. C'è pure la Kate d'Inghilterra, che non passa giorno senza sapere quanti minuti mancano al parto, e poi come è bello il principino, e quante volte ha riso/pianto/fatto la cacca.

Ognuna di loro è una pugnalata dritta al cuore. Lo prendo come un fatto personale: perchè io no? Vorrei gridarlo a gran voce: ehi, gente, perchè TUTTE rimangono incinte e io no? Eh?

Nel mentre, anche le mie amiche rimangono incinte a raffica. Attorno a me si parla di parti, pance, latte, neonati.

Io me ne sto abbastanza in silenzio, con le mestruazioni puntuali ogni mese.

Fase 3: o del Panico.

Dai e dai, sono incinta. E mi pento amaramente di:

non aver letto tutto lo scibile umano su allattamento, parto, educazione dei figli, gravidanza, nanna, pappe, e così via
non essere abbastanza organizzata da gestire lavoro handmade, casa, energie, orto, cani
non essere abbastanza mamma
non vivere in città
non aver trovato un lavoro stabile che poteva garantirmi sicurezza economica e indipendenza e blablabla

Mentre passo le giornate cercando di accogliere la gravidanza, arrivo al terzo mese, e come sapete perdo il bambino.

Fase 4: o del Non So Come Ho Fatto

La fase 4 è ancora attuale. Comprende la disperazione della perdita, la rabbia per ciò che è accaduto, la speranza nel futuro, l'accettazione per quello che non si può cambiare, il grande amore tra me e Andrea che ogni giorno si fortifica nonostante le difficoltà, e anche il gran culo di aver trovato un lavoro. In erboristeria. Abbastanza vicino casa. Un lavoro che mi piace.

Fase 5: o dell' "Anche No"

Le donne incinte che incontro non mi suscitano invidia. Non sento più quel dolore lancinante che mi attanagliava completamente alla visione di una pancia rotonda. Anzi, per dirla tutta, quando vedo una donna incinta penso: ebbè, mò son cavoli tuoi.

Intanto, le mie amiche hanno figli splendidi, che le impegnano in maniera direttamente proporzionale alla loro meraviglia ( e sappiate che i miei nipotini sono tutti assolutamente meravigliosi).

Mi ritrovo a pensare: che culo che possiamo andare al cinema/a cena fuori/cambiare programma all'ultimo minuto/dormire fino a tardi quando non lavoriamo/fare l'amore quando ci va/fare giratine senza pargoli che devono dormire/mangiare/giocare !
quasi quasi un figlio anche no. O anche dopo. O almeno non adesso. Insomma. Vedremo.

Fase 6: o del "Che bella!"

Mi trovo adesso in questa fase qua. Che se vedo una donna incinta la osservo con piacere. Se mi imbatto in un articolo su internet che parla di gravidanza, allattamento, parto, se ho voglia lo leggo. O anche no. Ma non mi ferisce, nè mi spaventa, nè mi fa sentire esclusa dal consesso femminile.
Che se una dei miei contatti facebook annuncia la lieta novella di una gravidanza imminente, non tolgo le notifiche e smetto di seguirla (si, ho fatto anche questo).
Se mi trovo con una mamma con il suo pargoletto, non ho paura, non mi sento meno donna, non invidio la sua situazione. La vedo per quello che è: una donna come me, con le sue gioie ed i suoi dolori.
Se vedo un bambino, non mi chiedo se dorme, se i sui genitori sono felici, se è un piccolo dittatore, se fa i capricci. Lo osservo, per quello che è.

Poi, se la mia amica Ila durante una merenda tra donne mi mette in braccio la sua batuffolina Viola, o se Nora mi sorride guardandomi negli occhi, o se Elettra gattona e io la vedo nel video che mi manda Silvia, o se Zelda mi offre una tazzina di tè per gioco, o se Leone tende le sue manine verso di me e vuole che lo prenda in braccio, o se Niso apre gli occhi e mi sorride,se Elia mi legge le letterine tutte in fila senza sbagliarne nemmeno una, se Zeno mi regala un disegno, se Carlotta raccoglie con me i sassolini del mare, io semplicemente godo di quei momenti, per quello che sono. La magia della vita, la bellezza dei bambini.

Penso che ci siano molte cose faticose, nella vita. Molte cose difficili, per le quali vale la pena, comunque sia, di mettersi in gioco.

Che ne dite, sono pronta?


Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.
Permissions beyond the scope of this license may be available at cecilia.lattari@gmail.com.